Teorie filosofiche

L’atomismo di Lucrezio

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Il vento non lo vediamo, eppure sradica gli alberi e affonda le navi. I vestiti stesi vicino al mare si inumidiscono, e al sole si asciugano, ma nessuno vede l’acqua arrivare o andarsene. Un anello portato al dito per anni si assottiglia. I gradini di pietra si consumano sotto i passi. Con esempi come questi, nel primo libro del De rerum natura, Lucrezio convince il lettore che esistono corpi troppo piccoli per essere visti. Gli atomi.

Nulla nasce dal nulla

Il punto di partenza è una regola: nulla nasce dal nulla, e nulla torna nel nulla. Se le cose potessero nascere dal niente, dice Lucrezio, qualunque cosa potrebbe nascere ovunque: uomini dal mare, pesci dalla terra, alberi che danno frutti a caso. Invece ogni cosa nasce da semi determinati, al momento giusto. Ci sono quindi elementi primi, indistruttibili, che si combinano e si separano.

Oltre agli atomi c’è il vuoto, senza il quale niente potrebbe muoversi. Atomi e vuoto: non c’è altro. Anche l’anima è fatta di atomi, sottilissimi, e alla morte si disperde come il fumo.

Pulviscolo nel raggio di sole

Nel secondo libro un’immagine rende visibile ciò che non si vede. Quando un raggio di sole entra in una stanza buia, si vedono minuscoli granelli di polvere che si scontrano, si separano, si rincorrono senza sosta. Così, dice Lucrezio, si muovono gli atomi nel vuoto.

Per spiegare come gli atomi, cadendo, si incontrino, la scuola di Epicuro introduce il clinamen, una piccola deviazione dalla linea retta, in un momento e in un luogo imprevedibili. Lucrezio la usa anche per salvare la libertà: senza quella deviazione, tutto sarebbe una catena di cause già scritta. L’atomismo veniva da Democrito, ma è grazie a questi versi che è arrivato fino al Rinascimento.

Fonti
  1. Lucretius — Stanford Encyclopedia of Philosophy
  2. Epicurus — Internet Encyclopedia of Philosophy
  3. Epicurus — Stanford Encyclopedia of Philosophy

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