Opere filosofiche

De rerum natura

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Una traduzione del Settecento

Su Wikisource si legge per intero la versione italiana in endecasillabi di Alessandro Marchetti, del 1717, oggi in pubblico dominio (la trascrizione è distribuita con licenza CC BY-SA 4.0): Della natura delle cose. È un italiano un po’ antico, ma scorre.

Il De rerum natura è un poema in sei libri. Il suo autore, Lucrezio, vuole spiegare in esametri latini la fisica di Epicuro: tutto ciò che esiste è fatto di atomi che si muovono nel vuoto. Strano, a pensarci. Un poema che si apre con un inno a Venere e poi dimostra che gli dèi non si occupano del mondo.

Contro la paura

Lo scopo non è solo conoscere. Lucrezio vuole liberare il lettore dalla paura degli dèi e della morte. Nel primo libro racconta il sacrificio di Ifigenia, uccisa dal padre sull’altare per ottenere venti favorevoli alla flotta, e commenta con un verso rimasto proverbiale: tantum religio potuit suadere malorum, a tanti mali poté spingere la superstizione.

Nel secondo libro introduce la deviazione minima degli atomi, il clinamen, che permette loro di incontrarsi e lascia spazio alla libertà. Il terzo dimostra che l’anima è mortale, e quindi che non c’è nulla da temere dopo. Gli ultimi libri parlano dei sensi, dell’origine della vita e della civiltà, dei fulmini e dei terremoti. Il poema si interrompe sulla descrizione della peste di Atene: un finale cupo, forse non quello che l’autore aveva previsto.

Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Lucretius”; Loeb Classical Library, “On the Nature of Things”; Perseus Digital Library, testo latino.