Platone scrisse dialoghi, non trattati: per questo leggerlo è ancora oggi come entrare in una discussione già cominciata.
Aula del Sapere · Filosofo

Ateniese di famiglia aristocratica, Platone nasce intorno al 428 a.C. (le fonti oscillano tra il 429 e il 427) e muore verso il 347. Da giovane frequenta Socrate, e la condanna a morte del maestro, nel 399, lo segna per sempre. Più tardi fonda ad Atene l’Accademia, una scuola che durerà secoli; tra i suoi allievi c’è Aristotele. Viaggia anche in Sicilia, alla corte dei tiranni di Siracusa, nella speranza di vedere applicate le sue idee politiche. Finisce male: a quanto racconta la tradizione, a un certo punto viene perfino venduto come schiavo e riscattato da un amico.
Il mondo delle Idee
Platone scrive quasi solo dialoghi, e quasi sempre il protagonista è Socrate. Nei primi si cercano definizioni senza trovarle. Nei dialoghi della maturità, come Fedone, Simposio, Repubblica e Fedro, compare la teoria delle Idee, o Forme. Pensa a un cerchio disegnato alla lavagna. Non è mai perfettamente rotondo, eppure sappiamo che cos’è un cerchio perfetto. Quel cerchio non lo abbiamo mai visto: lo pensiamo. Per Platone le Idee, del cerchio come della giustizia o del bello, sono reali, eterne e immutabili; le cose sensibili ne sono copie imperfette.
Conoscere, allora, è un cammino dalle ombre alla luce, come nel mito della caverna. Nella Repubblica questo cammino diventa un progetto politico: la città giusta deve essere governata da chi ha visto il Bene, cioè dai filosofi. Nelle Leggi, l’ultima opera, il tono cambia e la proposta si fa più concreta. Proprio perché scrive in forma di dialogo, Platone non dice mai le cose una volta per tutte, e i suoi lettori discutono ancora su che cosa pensasse davvero.
Fonti essenziali: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Plato”; Internet Encyclopedia of Philosophy, “Plato”.