Nella tradizione antica Democrito è “il filosofo che ride”, contrapposto a Eraclito che piange sulle miserie umane. È un’immagine tarda e un po’ di maniera, ma coglie qualcosa: Democrito guardava il mondo con una calma quasi scientifica, convinto che dietro i colori, i sapori e le paure degli uomini ci fosse una spiegazione semplice. Atomi e vuoto. Nient’altro.
Abdera e una biblioteca perduta
Nato ad Abdera, in Tracia, intorno al 460 a.C., Democrito fu contemporaneo di Socrate e visse, secondo le fonti, molto a lungo. Viaggiò parecchio: le notizie parlano di Egitto, Persia, forse India, ma vanno prese con cautela. Il suo maestro fu Leucippo, figura quasi senza biografia, a cui si attribuisce l’idea originaria dell’atomo. Distinguere che cosa sia di Leucippo e che cosa di Democrito è spesso impossibile.
Scrisse moltissimo. Il catalogo trasmesso da Diogene Laerzio, ordinato in tetralogie dal grammatico Trasillo, comprende opere di fisica, etica, matematica, musica, tecnica. Di tutto questo restano frammenti, molti dei quali di argomento morale, e testimonianze, la più importante delle quali è quella di Aristotele, che discute gli atomisti con un rispetto non frequente nei confronti dei predecessori.
Perché proprio gli atomi
L’atomismo nasce in risposta a Parmenide. Se il non essere non può esistere, niente nasce dal nulla e niente torna nel nulla. Democrito accetta questo principio, ma rifiuta la conclusione che il movimento sia un’illusione. La sua mossa è audace: il vuoto esiste, ed è una sorta di “non essere” che però è reale quanto l’essere. Nel vuoto si muovono infiniti corpi pieni, troppo piccoli per essere visti e indivisibili, atomoi.
Gli atomi non hanno colore né sapore. Differiscono solo per figura, ordine e posizione. Aristotele lo spiega con le lettere dell’alfabeto: A differisce da N per la figura, AN da NA per l’ordine, Z da N per la posizione. Con poche lettere si scrivono una tragedia e una commedia; con pochi tipi di atomi si compone tutto il mondo.
“Per convenzione il dolce”
Il frammento più citato è anche una piccola teoria della conoscenza. Per convenzione il dolce, per convenzione l’amaro, per convenzione il caldo e il freddo, per convenzione il colore; in verità atomi e vuoto. Le qualità che percepiamo dipendono dall’incontro tra gli atomi delle cose e quelli dei nostri organi. Un sapore acre, per esempio, sarebbe prodotto da atomi angolosi e sottili; uno dolce da atomi tondeggianti.
Democrito però non si fida ciecamente della ragione. In un frammento fa parlare i sensi, che si rivolgono all’intelletto: misera mente, da noi prendi le prove e poi vuoi abbatterci? La tua vittoria è la tua caduta. È un passaggio sorprendentemente moderno: la teoria deve partire dall’esperienza anche quando la corregge.
Un’etica della serenità
Molti frammenti morali parlano di euthymia, il buon umore o la serenità dell’animo. Non è un piacere qualsiasi. Si ottiene con la moderazione, misurando desideri e possibilità, senza invidiare chi sembra più fortunato. Democrito suggerisce di guardare a chi sta peggio di noi, per apprezzare quello che abbiamo, e non a chi viene ammirato. Altrove osserva che coraggioso non è solo chi vince i nemici, ma anche chi vince i piaceri, e che certi uomini comandano intere città mentre restano servi dei propri desideri.
C’è anche un’idea di responsabilità che colpisce. Gli uomini, scrive, si sono fabbricati un’immagine della fortuna come scusa per la propria sconsideratezza: raramente la sorte si oppone alla saggezza, e quasi sempre è l’intelligenza lungimirante a guidare la vita. Non serve credere agli dèi vendicatori per vivere bene; serve vergognarsi davanti a sé stessi più che davanti agli altri.
Da Abdera a Roma, e oltre
L’atomismo fu ripreso e trasformato da Epicuro, che aggiunse il peso degli atomi e la celebre deviazione, il clinamen, per lasciare spazio alla libertà. Attraverso Epicuro arrivò a Lucrezio e al suo poema: la pagina sull’atomismo di Lucrezio mostra come la fisica democritea diventi lì una terapia contro la paura della morte.
Platone, secondo un aneddoto riferito da Diogene Laerzio, avrebbe voluto bruciare tutti i libri di Democrito. Duemila anni dopo, nella rivoluzione scientifica, la distinzione tra proprietà oggettive e qualità sensibili tornerà con Galileo e con Locke. E nel 1841 il giovane Karl Marx dedicherà la sua tesi di dottorato proprio alla differenza tra la fisica di Democrito e quella di Epicuro.