Teorie filosofiche

La teoria delle descrizioni di Russell

Russell analizza le descrizioni definite attraverso la forma logica: il re di Francia e il confronto con Frege e Meinong.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Il re che non c’è

«L’attuale re di Francia è calvo.» A prima vista la frase nomina un individuo, il re, e gli attribuisce una proprietà. Ma la Francia non ha un re. Allora di chi stiamo parlando? E la frase è vera, falsa o priva di senso?

Nel 1905, nell’articolo «On Denoting» (Mind, 1905), Bertrand Russell propose di non trattare «l’attuale re di Francia» come un nome. La frase intera va letta come un enunciato quantificato: esiste un individuo che è attualmente re di Francia, ogni individuo che è attualmente re di Francia è quello stesso individuo, e quell’individuo è calvo. In simboli: ∃x[Rx ∧ ∀y(Ry → y=x) ∧ Cx].

Le tre parti sono esistenza, unicità e predicazione (così le presenta la Stanford Encyclopedia of Philosophy). C’è almeno un re di Francia attuale; ce n’è al massimo uno; quel re è calvo. Oggi la prima condizione non è soddisfatta, quindi la frase, nella lettura ordinaria, è semplicemente falsa. Non serve inventare un sovrano inesistente, né dichiarare la frase insensata. La descrizione non introduce un oggetto a cui dare la calvizie: contribuisce alla struttura logica dell’enunciato.

La grammatica inganna

«Il re di Francia è calvo» somiglia a «Luigi è calvo», ma funziona in modo diverso. Un nome proprio contribuisce come termine singolare; la descrizione definita, nell’analisi, viene eliminata e sostituita da quantificatori e predicati. Non è una parafrasi elegante. È una diagnosi di che cosa la frase asserisce e di quando è vera. Da «On Denoting» in poi, osserva l’Internet Encyclopedia of Philosophy, Russell dà un peso decisivo all’analisi logica, che può rivelare una struttura diversa da quella suggerita dalle parole.

L’analisi chiarisce anche le frasi negative. «L’attuale re di Francia non esiste» si può intendere come la negazione che esista esattamente un re di Francia attuale. Ed è vero. Ma si può anche leggere così: prima si assume che la descrizione individui qualcuno, poi gli si attribuisce la non esistenza. Qui la descrizione ha portata ampia rispetto alla negazione. Russell chiama primaria l’occorrenza a portata ampia e secondaria quella che cade sotto la negazione. La lettura secondaria non ci impegna verso oggetti inesistenti; quella primaria, presa alla lettera, non è soddisfatta se manca il referente. La SEP la presenta come un’ambiguità di portata, non di lessico.

Frege, Meinong e Russell

Il confronto con Frege va fatto con cautela. Frege distingue senso e riferimento per spiegare, tra l’altro, come due espressioni con lo stesso referente possano avere un diverso valore conoscitivo. Russell segue un’altra strada per le descrizioni: invece di assegnare loro un referente o un senso, ne mostra la struttura quantificata. Non è corretto dire che Frege considerasse ogni descrizione un semplice nome; sono in gioco due teorie diverse di senso, riferimento e composizione.

Meinong, invece, è associato a una teoria degli oggetti che ammette oggetti non esistenti, così da spiegare come si possa parlare sensatamente di ciò che non c’è. Russell rifiuta questa soluzione: perché la frase abbia senso, la descrizione non deve denotare nulla. Le posizioni di tutti e tre sono più sfumate di questo schema, e l’IEP colloca la svolta del 1905 dentro le difficoltà che Russell aveva incontrato sul significato e la denotazione.

La lezione che resta è che un’analisi attenta della forma logica può sciogliere enigmi su falsità, negazione ed esistenza senza riempire il mondo di oggetti che non esistono. Per questo la teoria delle descrizioni è rimasta un modello di come la filosofia del linguaggio possa incidere sulle domande della metafisica.

Fonti per approfondire

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