Teorie filosofiche

L’enigma dell’epicureo: il problema del male

Il dilemma attribuito a Epicuro, tramandato da Lattanzio: fonti antiche, teologia epicurea e interpretazioni del problema del male.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20262 min di lettura

“Dio o vuole togliere i mali e non può; o può e non vuole; o non vuole e non può; o vuole e può.” Se vuole e non può, è impotente. Se può e non vuole, è malvagio. Se non vuole e non può, è entrambe le cose. Se vuole e può, che è l’unica ipotesi degna di un dio, da dove vengono i mali? E perché non li toglie?

Un argomento con un’attribuzione incerta

Questo ragionamento è conosciuto come l’enigma o il paradosso di Epicuro. Ma attenzione: nei testi di Epicuro che ci sono rimasti non compare. A riportarlo, attribuendolo a lui, è uno scrittore cristiano del IV secolo, Lattanzio, nel trattato Sull’ira di Dio, che lo cita per confutarlo. Molti studiosi dubitano che la formulazione sia davvero epicurea. Di certo è compatibile con la sua idea di dèi beati e lontani, che non si occupano del mondo. Del resto, per gli epicurei il mondo nasce dall’incontro casuale degli atomi, come si vede nella pagina sull’atomismo di Lucrezio.

La forma del dilemma

L’argomento non nega che esistano dèi. Mette in tensione tre attributi che la tradizione attribuisce al Dio dei filosofi e dei teologi: la bontà, l’onnipotenza e, implicitamente, la conoscenza di ciò che accade. Più l’esistenza del male. Se si tengono tutti e quattro gli elementi, sembra che qualcosa non torni.

Nel Settecento Hume lo riprende nei Dialoghi sulla religione naturale, mettendolo in bocca al personaggio di Filone: le vecchie domande di Epicuro, dice, restano ancora senza risposta.

Le risposte

Le risposte si chiamano teodicee, dal titolo di un libro di Leibniz. Alcune sostengono che il male morale venga dalla libertà umana: un mondo con creature libere, capaci di sbagliare, vale più di un mondo di automi. Altre dicono che molti mali sono necessari per beni maggiori, come il coraggio che nasce davanti al pericolo. Altre ancora, come già Agostino, negano che il male sia una cosa: è una mancanza di bene. Resta il problema del male naturale, terremoti e malattie, che nessuna scelta umana ha prodotto. Su questo la discussione è ancora viva.

Fonti essenziali


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