Nel 1774 Joseph Priestley ottenne un gas in cui una candela bruciava con una fiamma straordinariamente vivace. Lo chiamò “aria deflogisticata”, secondo la teoria allora dominante, per cui bruciare significava liberare una sostanza chiamata flogisto. Antoine Lavoisier, lavorando sullo stesso gas, ci vide qualcosa di completamente diverso: un elemento, l’ossigeno, che si combina con i corpi quando bruciano. Chi ha scoperto l’ossigeno? Per Thomas Kuhn la domanda è meno semplice di quanto sembri. I due chimici guardavano la stessa cosa, ma vedevano mondi diversi.
L’esempio è nella Struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962), un libro scritto da un fisico diventato storico della scienza, che ha cambiato il modo di pensare la ricerca. Sull’autore c’è la pagina su Thomas S. Kuhn.
Paradigmi e rompicapi
Per Kuhn la scienza non progredisce accumulando verità una sull’altra. Per lunghi periodi una comunità scientifica lavora dentro un paradigma: un risultato esemplare, come la meccanica di Newton, che insegna quali problemi meritano attenzione e come affrontarli. Questa è la “scienza normale”. Gli scienziati non mettono in discussione le basi: risolvono rompicapi, come chi fa un cruciverba sa già che una soluzione esiste.
La parola “paradigma” nel libro ha molti sensi. Una studiosa, Margaret Masterman, ne contò più di venti. Kuhn stesso, nel poscritto del 1969, preferì distinguere tra una “matrice disciplinare”, l’insieme di teorie, valori e strumenti di una comunità, e gli “esemplari”, le soluzioni modello su cui gli studenti imparano.
Quando il quadro cede
Ogni tanto qualcosa non torna. Un’anomalia isolata non basta: si ricontrollano strumenti e calcoli. Ma se le anomalie si accumulano e resistono, si entra in crisi, e può nascere un paradigma rivale. Il passaggio, dice Kuhn, somiglia a un cambiamento della percezione visiva, come in quelle figure ambigue in cui si vede ora un’anatra, ora un coniglio.
Vecchio e nuovo paradigma sono “incommensurabili”: non esiste un metro neutro per confrontarli punto per punto, perché anche le parole cambiano significato. La “massa” di Einstein non è quella di Newton. Molti critici, a cominciare dai seguaci di Popper, accusarono Kuhn di rendere irrazionale la scienza. Lui negò, ma riconobbe che la scelta tra paradigmi non si decide con una semplice regola.