Filosofi

Karl Popper: vita e pensiero

Profilo di Karl Popper: falsificabilità, razionalismo critico, società aperta e principali opere del filosofo austriaco-britannico.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20262 min di lettura

Karl Raimund Popper nasce a Vienna il 28 luglio 1902, in una famiglia di origine ebraica convertita al protestantesimo. Studia matematica, fisica e psicologia, lavora come apprendista ebanista e insegna nelle scuole. A diciassette anni è per qualche mese comunista; una manifestazione finita con morti, e la giustificazione che ne davano i compagni in nome della storia, lo allontanano per sempre dal marxismo. Nel 1937, prevedendo l’annessione dell’Austria al Reich, accetta un posto in Nuova Zelanda. Nel 1946 si trasferisce alla London School of Economics. Muore nel 1994.

Un cigno nero basta

Il giovane Popper, nella Vienna del primo dopoguerra, nota qualcosa di strano. La teoria della relatività di Einstein faceva una previsione rischiosa: la luce delle stelle doveva curvare passando vicino al Sole. Se le osservazioni dell’eclissi del 1919 avessero dato un altro risultato, la teoria sarebbe caduta. La psicoanalisi e il marxismo, invece, sembravano spiegare tutto. Qualunque cosa accadesse, si trovava il modo di farla tornare. Ed era proprio questo, pensa Popper, il loro difetto.

Da qui il criterio della falsificabilità. Una teoria è scientifica se vieta qualcosa, se possiamo dire in anticipo quale osservazione la smentirebbe. Mille cigni bianchi non dimostrano che tutti i cigni sono bianchi; un solo cigno nero basta a confutarlo. Non è una tesi sulla verità: una teoria non scientifica può essere vera, o avere senso. È un modo per separare la scienza da ciò che non lo è.

Ne segue un’immagine della ricerca molto lontana dall’accumulo paziente di dati. Lo scienziato propone congetture audaci e poi cerca di demolirle. Se una teoria resiste, è “corroborata”, non dimostrata: domani potrebbe cadere. Il nome che Popper dà a questo atteggiamento è razionalismo critico. Imparare dagli errori, invece di nasconderli.

I nemici della società aperta

Lo stesso spirito vale per la politica. Durante la guerra, in Nuova Zelanda, Popper scrive La società aperta e i suoi nemici (1945). La democrazia non è il governo dei migliori, ma il sistema che permette di liberarsi dei governanti senza spargere sangue. I nemici sono i filosofi che hanno promesso una società perfetta in nome di leggi della storia: Popper mette sotto accusa Platone, Hegel e Marx. La sua lettura di Platone in particolare ha fatto discutere molto. Ne La miseria dello storicismo (1957) attacca l’idea stessa che il corso della storia si possa prevedere.

Le opere principali: Logik der Forschung (1935), tradotta in inglese con ampliamenti nel 1959 come The Logic of Scientific Discovery; La società aperta e i suoi nemici (1945); La miseria dello storicismo (1957); Congetture e confutazioni (1963); Conoscenza oggettiva (1972). Non tutti gli storici della scienza pensano che gli scienziati lavorino davvero così: Kuhn, per esempio, la vedeva in modo diverso.

Fonti

  1. Karl Popper — Stanford Encyclopedia of Philosophy
  2. Karl Popper: Political Philosophy — Internet Encyclopedia of Philosophy
  3. Karl Popper — Encyclopaedia Britannica

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