Teorie filosofiche

Il rapporto mente-corpo di Cartesio

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Nel 1643 la principessa Elisabetta di Boemia, giovane e brillante, scrive a Cartesio una lettera con una domanda precisa. Se l’anima è soltanto una sostanza pensante, senza estensione, come fa a muovere il corpo? Per spingere qualcosa bisogna toccarlo, e per toccarlo bisogna avere un’estensione. Cartesio risponde con cortesia, ma la principessa non è soddisfatta. Ha messo il dito sul punto più debole del dualismo.

Due sostanze

Nelle Meditazioni metafisiche (1641) Cartesio distingue la res cogitans, la cosa che pensa, dalla res extensa, la cosa estesa. La mente pensa ed è indivisibile. Il corpo occupa spazio ed è divisibile: posso perdere un braccio senza perdere una parte della mente. Posso dubitare di avere un corpo, non di pensare. Ne conclude che sono due sostanze realmente distinte.

Eppure l’esperienza dice che sono unite strettamente. Quando ho sete, scrive nella sesta meditazione, non lo constato come un pilota constata un guasto alla sua nave: lo sento. Non sono nel mio corpo come un pilota nella nave, ma congiunto con esso e quasi mescolato.

La ghiandola pineale

Ma come avviene l’interazione? Nelle Passioni dell’anima (1649) Cartesio indica un punto preciso del cervello, la ghiandola pineale. È piccola, unica e non doppia come gran parte del cervello, e si trova in posizione centrale. Lì l’anima agirebbe sugli spiriti animali e, attraverso di essi, sui nervi e sui muscoli. La soluzione non convinse quasi nessuno, perché sposta il problema senza risolverlo: come fa una cosa non estesa a muovere una ghiandola?

Alla principessa Cartesio diede una risposta diversa: l’unione di anima e corpo è una nozione primitiva, che si capisce vivendo più che pensando. I successori proposero soluzioni anche ardite, come l’occasionalismo di Malebranche. Nel Novecento Gilbert Ryle attaccò l’intero quadro come il mito del fantasma nella macchina.

Fonti

  1. René Descartes: The Mind-Body Distinction, Internet Encyclopedia of Philosophy
  2. Meditations on First Philosophy, Sixth Meditation (trad. Jonathan Bennett) — Marxists Internet Archive

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