“Il mulino a braccia vi darà la società con il signore feudale; il mulino a vapore la società con il capitalista industriale.” La frase è di Marx, nella Miseria della filosofia del 1847, e riassume con un’immagine la sua concezione della storia. Il modo in cui gli uomini producono ciò che serve per vivere determina il modo in cui sono organizzati.
L’essere sociale e la coscienza
La versione più compatta della teoria si trova nella prefazione a Per la critica dell’economia politica, del 1859. Per vivere gli uomini entrano in rapporti di produzione che non scelgono, e che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle forze produttive: strumenti, tecniche, capacità di lavoro. L’insieme di questi rapporti è la struttura economica della società. Su di essa si alza una sovrastruttura giuridica e politica, a cui corrispondono forme di coscienza: religione, morale, filosofia.
Da qui la frase più citata: non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma il loro essere sociale che determina la loro coscienza. È un rovesciamento esplicito di Hegel, per cui la storia era lo sviluppo dello Spirito.
Quando i rapporti diventano catene
A un certo punto, scrive Marx, le forze produttive crescono e i rapporti di produzione esistenti diventano un ostacolo, delle catene. Allora si apre un’epoca di rivoluzione sociale. È successo con il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, e per Marx succederà di nuovo.
L’espressione “materialismo storico” non è di Marx: la rese corrente Engels, più tardi. E il rapporto tra struttura e sovrastruttura ha fatto discutere generazioni di interpreti. Lo stesso Engels, in alcune lettere degli anni Novanta, avvertiva che l’economia è decisiva “in ultima istanza”, non l’unico fattore. Una lettura troppo meccanica, che riduce tutto all’economia, è stata criticata anche da molti marxisti.