Filosofi

Karl Marx

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20264 min di lettura

Karl Marx scrisse molto più di quanto pubblicò, e fu letto molto più di quanto fu capito. Nato a Treviri nel 1818 in una famiglia di origine ebraica convertita al protestantesimo, morto a Londra nel 1883 da apolide, attraversò filosofia, giornalismo, economia politica e militanza. Separare il pensatore dalle vicende politiche del Novecento che si richiamarono a lui non è facile, ma è il primo passo per leggerlo davvero.

Dalla sinistra hegeliana a Londra

All’università di Berlino Marx entra in contatto con i giovani hegeliani, che usavano la dialettica di Hegel contro la religione e lo Stato prussiano. Si addottora a Jena nel 1841 con una tesi sulla differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Una carriera accademica gli è preclusa, così si dà al giornalismo: dirige la Gazzetta Renana, che viene chiusa dalla censura nel 1843.

Segue l’esilio. A Parigi studia gli economisti inglesi e scrive i Manoscritti economico-filosofici del 1844, pubblicati solo nel 1932. Lì inizia anche l’amicizia con Friedrich Engels, che durerà tutta la vita e che in molti anni difficili fu anche un sostegno economico. A Bruxelles i due scrivono L’ideologia tedesca e, alla vigilia delle rivoluzioni del 1848, il Manifesto del Partito comunista. Dal 1849 Marx vive a Londra, spesso in povertà, e passa giornate intere nella sala di lettura del British Museum.

Il lavoro estraniato

Nei Manoscritti compare un concetto che avrà grande fortuna nel Novecento: l’alienazione. L’operaio salariato è estraneo al prodotto del suo lavoro, che appartiene a un altro e gli sta di fronte come una potenza indipendente; è estraneo all’attività stessa, che vive come costrizione; è estraneo alla propria natura di essere che produce liberamente; infine è estraneo agli altri uomini. Per capire che cosa intende basta pensare a una catena di montaggio, dove chi stringe un bullone non vede mai l’automobile finita e non ha voce su come e perché viene prodotta.

“Si tratta di trasformarlo”

Nel 1845 Marx annota undici brevi tesi su Feuerbach, il filosofo che aveva spiegato la religione come proiezione dell’essenza umana. L’ultima è diventata un’epigrafe, letteralmente: è incisa sulla sua tomba a Highgate. I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in modi diversi; si tratta di trasformarlo.

Struttura e sovrastruttura

La formulazione più compatta della concezione materialistica della storia sta nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica (1859). Nella produzione della loro vita gli uomini entrano in rapporti determinati, che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle forze produttive. L’insieme di questi rapporti è la struttura economica su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica. E poi la frase che rovescia Hegel: non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Per una spiegazione passo per passo c’è la pagina sul materialismo storico.

Classi e conflitto

“La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi”: così si apre il primo capitolo del Manifesto. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, e infine borghesia e proletariato. Curiosamente, il Manifesto contiene anche uno degli elogi più potenti della borghesia mai scritti: nel giro di un secolo, dicono Marx ed Engels, ha creato forze produttive più imponenti di tutte le generazioni passate messe insieme. Proprio per questo, secondo loro, ha prodotto anche le condizioni del proprio superamento.

Sul piano filosofico il debito verso la dialettica hegeliana è dichiarato. Nel poscritto alla seconda edizione del Capitale Marx scrive che in Hegel la dialettica sta sulla testa e bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale dentro il guscio mistico.

Il Capitale, libro primo

Quali rapporti sociali si nascondono dietro la produzione e lo scambio delle merci? Nel primo libro del Capitale Marx indaga il processo di produzione capitalistico: non offre un manuale neutrale di economia, ma una critica storica delle categorie economiche e dei rapporti di potere che le sostengono. L’analisi parte dalla merce, dal valore e dal denaro; segue la trasformazione del denaro in capitale e distingue il lavoro dalla forza-lavoro, la cui vendita permette al capitalista di appropriarsi di plusvalore. Marx esamina poi la giornata lavorativa, i salari, la cooperazione, la divisione del lavoro, le macchine e l’accumulazione, concludendo con la cosiddetta accumulazione originaria e la formazione storica dei rapporti capitalistici. Il percorso procede dunque dall’analisi delle forme economiche alle condizioni storiche e sociali della loro riproduzione: concetti come merce, valore, plusvalore e capitale sono passaggi concatenati, non definizioni isolate. Il primo libro uscì in tedesco nel 1867 ed è l’unico dei tre libri del Capitale pubblicato da Marx; i successivi furono preparati e pubblicati postumi da Friedrich Engels. Il testo ebbe diverse edizioni e revisioni. L’edizione italiana critica Einaudi del 2024, curata da Roberto Fineschi, traduce la quarta edizione tedesca del 1890, allestita da Engels sulla base delle indicazioni e postille di Marx, e documenta varianti precedenti. Il collegamento al testo integrale qui proposto conduce invece alla prima edizione originale del 1867, in tedesco. Leggerlo aiuta a interrogare criticamente come si producono ricchezza e disuguaglianza e come i rapporti economici cambiano nel tempo.

Testi ed edizioni del Capitale

Das Kapital, prima edizione tedesca (1867), riproduzione integrale su Internet Archive. È il testo originale in tedesco, non una traduzione italiana; sono disponibili scansione e OCR. Per l’edizione critica italiana del 2024, Einaudi offre informazioni bibliografiche e un estratto, non il testo integrale gratuito.

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