Filosofi

Theodor W. Adorno

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

“Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbarico.” La frase, scritta da Theodor W. Adorno nel 1949, è diventata una delle più citate e più fraintese del Novecento. Non era un divieto di scrivere poesie. Era la constatazione che la cultura europea, con la sua musica, la sua filosofia, la sua letteratura, non aveva impedito lo sterminio, e che dunque nessuna opera poteva più presentarsi come innocente. Adorno stesso tornò più volte su quella frase, correggendola e precisandola. Il suo modo di pensare era fatto così: mai una formula definitiva, sempre una tensione.

Musica e filosofia

Theodor Ludwig Wiesengrund nasce a Francoforte nel 1903. Il padre è un commerciante di vini di origine ebraica, la madre una cantante di origine corsa, Maria Calvelli-Adorno; più tardi Theodor userà il cognome materno. Cresce in un ambiente in cui la musica è di casa. Si forma come filosofo e come musicista: nel 1925 va a Vienna per studiare composizione con Alban Berg, allievo di Schönberg. Scriverà per tutta la vita di musica, e la musica è spesso il terreno su cui mette alla prova le sue idee.

Nel 1931 consegue l’abilitazione all’università di Francoforte con un lavoro su Kierkegaard. Si lega all’Istituto per la ricerca sociale, diretto dall’amico Max Horkheimer, il centro di quella che sarà chiamata la Scuola di Francoforte. Con l’arrivo del nazismo deve lasciare la Germania: Oxford, poi New York, poi la California.

La dialettica dell’illuminismo

In California, durante la guerra, Adorno e Horkheimer scrivono insieme la Dialettica dell’illuminismo, pubblicata nel 1947. La domanda è radicale: perché l’umanità, invece di entrare in uno stato veramente umano, sprofonda in un nuovo genere di barbarie? La risposta è che l’illuminismo, il progetto di liberare gli uomini dalla paura attraverso la ragione, ha in sé un lato oscuro.

La ragione illuminista è diventata ragione strumentale: uno strumento per dominare la natura, calcolare, controllare. Ma il dominio sulla natura si rovescia in dominio sugli uomini, e sulla natura interna di ciascuno. La tesi è riassunta in due formule: il mito è già illuminismo; l’illuminismo si rovescia in mitologia.

Ulisse e le sirene

L’esempio più bello del libro viene dall’Odissea. Ulisse vuole ascoltare il canto delle sirene senza esserne distrutto. Fa tappare con la cera le orecchie dei rematori, che continuano a remare senza sentire nulla, e si fa legare all’albero maestro. Ascolta, ma non può muoversi. Per Adorno e Horkheimer è un’allegoria della civiltà moderna: chi lavora non può godere della bellezza; chi ne gode, il padrone, la vive impotente, ridotta a spettacolo. L’arte diventa concerto.

L’industria culturale

Un capitolo della Dialettica dell’illuminismo è dedicato all’”industria culturale”. Cinema, radio, musica leggera, riviste non sono semplicemente intrattenimento popolare: sono prodotti industriali, standardizzati, che offrono al pubblico variazioni minime dello stesso schema. Il divertimento è il prolungamento del lavoro: chi esce stanco dalla fabbrica cerca un riposo che lo prepari a tornare in fabbrica. L’industria culturale non manipola solo i contenuti; plasma i bisogni stessi delle persone.

Il giudizio di Adorno sul jazz, che considerava una merce standardizzata, è stato molto criticato, e mostra i limiti di una prospettiva formata sulla musica colta europea. Ma l’analisi dei meccanismi dell’industria culturale ha avuto enorme fortuna.

Minima moralia

Nel 1951 Adorno pubblica Minima moralia, una raccolta di aforismi e brevi saggi scritti durante l’esilio, con il sottotitolo Meditazioni della vita offesa. Parla di case, di regali, di amore, di vacanze, di linguaggio, sempre per mostrare come il sistema sociale penetri nella vita privata. Ci sono frasi diventate famose. Non si dà vera vita nella falsa. E, rovesciando la formula di Hegel secondo cui il vero è l’intero: il tutto è il falso.

Il ritorno e il Sessantotto

Nel 1949 Adorno torna a Francoforte e contribuisce a ricostruire l’Istituto. Diventa una figura centrale del dibattito pubblico tedesco. Nel 1966 pubblica la Dialettica negativa, una critica di ogni pensiero che pretenda di ridurre la realtà a un sistema di concetti.

Negli anni del movimento studentesco molti giovani si richiamano alla teoria critica. Ma Adorno diffida dell’azione politica immediata, e gli studenti lo accusano di rifugiarsi nella teoria. Nel 1969 alcune studentesse interrompono una sua lezione in modo provocatorio. Profondamente amareggiato, Adorno muore pochi mesi dopo, in vacanza in Svizzera. La sua Teoria estetica esce postuma nel 1970. Con l’amico Walter Benjamin aveva discusso per anni di arte e riproduzione tecnica; tra i suoi allievi c’era il giovane Jürgen Habermas.