Filosofi

Schelling

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling fu un enfant prodige della filosofia. Entrò all’università a quindici anni, con una dispensa speciale. A ventitré era professore a Jena, chiamato anche grazie all’appoggio di Goethe. Prima dei trent’anni aveva già pubblicato più sistemi filosofici di quanti la maggior parte dei filosofi ne elabori in tutta la vita. Poi, quasi all’improvviso, smise di pubblicare. Visse fino a settantanove anni, e per gran parte di quel tempo il mondo filosofico tedesco si chiese che cosa stesse preparando.

Tubinga e Jena

Schelling nasce nel 1775 a Leonberg, nel Württemberg, figlio di un pastore protestante e orientalista. Allo Stift di Tubinga, il seminario teologico, divide la stanza con due studenti più grandi di lui: Hegel e il poeta Hölderlin. Leggono insieme Kant, Spinoza, Platone, e celebrano la Rivoluzione francese. A loro tre viene attribuito, senza certezza su chi l’abbia davvero scritto, un breve manoscritto noto come il “più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco”.

A Jena, dal 1798, Schelling è al centro del circolo romantico: i fratelli Schlegel, Novalis, Tieck. Si innamora di Caroline, moglie di August Wilhelm Schlegel, una delle donne più brillanti del gruppo. Dopo il divorzio, i due si sposano nel 1803.

La natura come spirito visibile

All’inizio Schelling si presenta come un seguace di Fichte. Ma presto si accorge di un limite. Nella filosofia fichtiana la natura è soltanto il non-io, l’ostacolo che l’io pone a sé stesso per agire moralmente. È una visione troppo povera. La natura, pensa Schelling, ha una vita propria: le forze magnetiche ed elettriche, le reazioni chimiche, la crescita degli organismi mostrano un’attività che non può essere ridotta a materia inerte.

Nelle Idee per una filosofia della natura (1797) e nell’Anima del mondo (1798) sviluppa l’idea che natura e spirito siano due manifestazioni della stessa realtà. La formula è rimasta celebre: la natura deve essere lo spirito visibile, lo spirito la natura invisibile. Lo spirito non arriva da fuori nella natura: è la natura stessa che, attraverso gradi sempre più complessi, dalla materia alla vita all’uomo, arriva a prendere coscienza di sé.

L’arte come organo della filosofia

Nel Sistema dell’idealismo trascendentale (1800) Schelling percorre la strada inversa: dall’io alla natura. E arriva a una conclusione che colpirà i romantici. Il punto in cui attività consapevole e inconsapevole, libertà e necessità, si uniscono davvero non è la scienza né la morale, ma l’opera d’arte. Il genio artistico crea con intenzione, eppure nell’opera riuscita c’è sempre qualcosa che va oltre ciò che l’artista ha voluto. Per questo l’arte è “l’organo” della filosofia: mostra in modo concreto quell’unità che il filosofo può solo pensare.

La notte in cui tutte le vacche sono nere

Dal 1801 Schelling parla di una “filosofia dell’identità”: alla base di tutto c’è un Assoluto in cui soggetto e oggetto, ideale e reale, sono indistinti. Nel 1807, nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, Hegel ironizza su un Assoluto simile alla notte in cui tutte le vacche sono nere. Non fa il nome di Schelling, ma tutti capiscono. L’amicizia tra i due finisce lì.

La libertà e il male

Nel 1809 Schelling pubblica le Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana, considerate da molti il suo capolavoro. La domanda è antica: se Dio è il fondamento di tutto, da dove viene il male? Schelling distingue in Dio stesso l’esistenza e il “fondamento” dell’esistenza, una sorta di oscura brama che precede l’ordine e la luce. La libertà umana non è semplicemente la libertà di scegliere il bene: è la capacità del bene e del male. Il male è reale, non soltanto un’assenza di bene.

Lo stesso anno muore Caroline. Schelling ne resta devastato. Da allora pubblica pochissimo, lavorando per anni a un’opera, Le età del mondo, che non completerà mai.

Le lezioni di Berlino

Nel 1841 il re di Prussia lo chiama a Berlino, sulla cattedra che era stata di Hegel, con il compito di contrastare l’influenza dell’hegelismo. La prima lezione fa sensazione. In aula ci sono, tra gli altri, Kierkegaard, Friedrich Engels, Michail Bakunin, Jacob Burckhardt. Schelling distingue una filosofia “negativa”, che ricava concetti dalla ragione e può dire che cosa sia una cosa, da una filosofia “positiva”, che deve partire dal fatto che qualcosa esiste.

Kierkegaard all’inizio è entusiasta, poi si annoia e torna a Copenaghen. Ma l’idea che l’esistenza preceda e sfugga al concetto avrà una lunga discendenza. Schelling muore nel 1854 a Bad Ragaz, in Svizzera.