Filosofi

Rudolf Carnap

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Nel 1932 Rudolf Carnap pubblica un articolo dal titolo che non lascia spazio a dubbi: Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio. Come esempio di frase metafisica priva di senso sceglie una frase di Heidegger, tratta dalla prolusione Che cos’è la metafisica?: “il nulla stesso nullifica”. Secondo Carnap la frase è costruita in modo grammaticalmente corretto, ma viola la sintassi logica: tratta “nulla” come se fosse il nome di un oggetto. Non è falsa. È semplicemente senza significato. È difficile immaginare una contrapposizione più netta tra due modi di intendere la filosofia nel Novecento.

Da Jena a Vienna

Carnap nasce nel 1891 a Ronsdorf, nella Germania occidentale. Studia fisica, matematica e filosofia a Jena e a Friburgo. A Jena segue le lezioni di Gottlob Frege, allora quasi sconosciuto, sulla nuova logica: in aula sono pochissimi. Combatte nella prima guerra mondiale, esperienza che lo rende pacifista e socialista.

Nel 1926 Moritz Schlick lo chiama a Vienna, dove si riunisce un gruppo di filosofi e scienziati che diventerà famoso come Circolo di Vienna. Carnap ne diventa rapidamente una delle figure centrali. Nel 1928 pubblica La costruzione logica del mondo, un tentativo ambiziosissimo di ricostruire tutti i concetti scientifici a partire da un’unica base: le esperienze elementari e una sola relazione tra di esse, il ricordo di somiglianza.

Nel 1931 si trasferisce a Praga. Con l’avvento del nazismo, nel 1935, emigra negli Stati Uniti, dove insegna a Chicago e poi a Los Angeles. Muore in California nel 1970.

Il criterio di verificazione

Il Circolo di Vienna aveva un programma preciso: una filosofia scientifica, che eliminasse la metafisica tradizionale. Lo strumento principale era il criterio di significanza. Una proposizione ha significato cognitivo, cioè dice qualcosa sul mondo, solo se si può indicare in quali condizioni osservabili sarebbe vera o falsa. Le verità della logica e della matematica sono un caso a parte: sono analitiche, vere in virtù del significato dei termini, e non dicono nulla sul mondo.

Le proposizioni metafisiche non rientrano in nessuna delle due categorie. “L’Assoluto è al di là del tempo” non è né verificabile né analitica. Carnap riconosce che esprimono qualcosa: un atteggiamento verso la vita, un sentimento. Ma per questo, osserva, ci sono strumenti più adatti, come la poesia o la musica. I metafisici, scrive, sono musicisti senza talento musicale.

Il criterio si rivelò presto più difficile da formulare di quanto sembrasse. Le leggi scientifiche universali, come “tutti i metalli si dilatano con il calore”, non sono verificabili in modo definitivo, perché riguardano infiniti casi. Carnap ammorbidì progressivamente la sua posizione, parlando di “confermabilità” invece che di verificabilità. Il problema è legato a quello posto da Karl Popper, che proponeva invece il criterio della falsificabilità.

Il principio di tolleranza

Nella Sintassi logica del linguaggio (1934) Carnap introduce un’idea che caratterizza tutto il suo pensiero successivo: il principio di tolleranza. In logica non c’è morale, scrive. Ciascuno è libero di costruire il linguaggio formale che preferisce, con le regole che vuole, purché le dichiari con chiarezza. Non ha senso chiedersi quale sia la logica “vera”; si può chiedere quale sia la più utile per uno scopo.

Domande interne e domande esterne

In un saggio del 1950, Empirismo, semantica e ontologia, Carnap applica questa idea alle vecchie dispute metafisiche. Prendiamo la domanda “esistono i numeri?”. Se la poniamo all’interno del linguaggio della matematica, la risposta è banale: sì, esistono numeri primi maggiori di cento, quindi esistono numeri. Se la poniamo dall’esterno, come una domanda sulla realtà dei numeri indipendentemente da qualsiasi linguaggio, allora non è una domanda teorica, ma una scelta pratica: conviene adottare questo linguaggio? Molte dispute ontologiche, secondo Carnap, nascono dal confondere i due livelli.

La discussione con Quine

Il critico più importante di Carnap fu il suo amico e allievo Willard Van Orman Quine, che lo considerava il suo maestro più grande. Nel 1951 Quine contestò la distinzione tra proposizioni analitiche e sintetiche, che stava alla base del progetto di Carnap. La discussione tra i due, condotta con rispetto reciproco per decenni, è uno dei capitoli centrali della filosofia analitica.

Il positivismo logico di Carnap è diverso dal positivismo ottocentesco di Auguste Comte, anche se ne condivide la diffidenza per la metafisica. La differenza principale sta proprio nella logica: per Carnap la filosofia non è una scienza tra le altre, ma l’analisi logica del linguaggio della scienza.

Negli ultimi decenni si dedicò soprattutto alla probabilità e alla logica induttiva, cercando di dare una misura precisa del grado in cui le prove confermano un’ipotesi.