Auguste Comte ha inventato una parola che oggi usiamo tutti: sociologia. E ha dato il nome a un movimento, il positivismo, che ha segnato l’Ottocento, dalla medicina alla pedagogia, dall’ingegneria al diritto penale. Ma alla fine della sua vita il fondatore della filosofia “positiva” si era trasformato nel sommo sacerdote di una nuova religione, con un calendario, dei santi laici e un culto dedicato all’Umanità. Anche questa parte della sua storia aiuta a capirlo.
Un polytechnicien ribelle
Comte nasce a Montpellier nel 1798, in una famiglia cattolica e monarchica. A sedici anni entra all’École polytechnique di Parigi, la grande scuola degli ingegneri e degli scienziati, dove riceve una formazione matematica rigorosa. Nel 1816 la scuola viene chiusa temporaneamente dopo una protesta degli studenti, e Comte è tra gli esclusi.
Nel 1817 diventa segretario del conte di Saint-Simon, un pensatore eccentrico che sognava una società guidata da scienziati e industriali. La collaborazione dura sette anni e finisce con una rottura amara: Comte accusa Saint-Simon di essersi appropriato delle sue idee.
Nel 1826 comincia un corso privato di filosofia positiva, seguito da scienziati illustri. Dopo poche lezioni ha un grave crollo nervoso. Viene ricoverato, e l’anno successivo tenta di gettarsi nella Senna. Si riprende, e riprende il corso. Tra il 1830 e il 1842 pubblica i sei volumi del Corso di filosofia positiva.
La legge dei tre stadi
Il punto di partenza di Comte è una legge storica. Ogni ramo della conoscenza, e l’umanità nel suo insieme, passa attraverso tre stadi.
Nello stadio teologico gli uomini spiegano i fenomeni attraverso la volontà di esseri soprannaturali. Il tuono è l’ira di un dio; la malattia è una punizione. Lo stadio si articola a sua volta in feticismo, politeismo, monoteismo.
Nello stadio metafisico gli dèi vengono sostituiti da entità astratte: “forze”, “essenze”, “la natura”. L’oppio fa dormire perché ha una virtù dormitiva, come dice il medico ridicolizzato da Molière. È una fase di passaggio, critica e distruttiva.
Nello stadio positivo, infine, l’uomo rinuncia a chiedersi il “perché” ultimo delle cose e si limita a cercare il “come”: le leggi, cioè le relazioni costanti tra i fenomeni, che si possono stabilire con l’osservazione e il ragionamento. Non ci chiediamo più che cosa sia la gravità in sé; ci basta sapere che i corpi si attraggono secondo una legge precisa.
Comte riassume il compito della scienza in una formula: sapere per prevedere, prevedere per potere.
La scala delle scienze
Le scienze, secondo Comte, non sono entrate nello stadio positivo tutte insieme. Le più semplici e generali ci sono arrivate per prime, le più complesse dopo. Ne nasce una classificazione: matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia. Manca l’ultima, la più complessa di tutte, quella che studia la società. Comte la chiama prima “fisica sociale”, poi, nel 1838, “sociologia”. Divide la nuova scienza in statica sociale, che studia l’ordine, e dinamica sociale, che studia il progresso.
Nella sua scala manca la psicologia. Comte riteneva impossibile l’introspezione: la mente non può osservare sé stessa mentre pensa, come l’occhio non può vedere sé stesso. I fenomeni mentali andavano studiati attraverso la biologia o attraverso la società.
Clotilde e la religione dell’Umanità
Nel 1844 Comte conosce Clotilde de Vaux, una giovane donna separata dal marito. Se ne innamora perdutamente. La relazione resta platonica e dura poco: Clotilde muore di tubercolosi nel 1846. Per Comte è una svolta. Comincia a pensare che la scienza da sola non basti a tenere unita una società. Servono il sentimento, i riti, un culto.
Nel Sistema di politica positiva (1851-1854) propone una religione dell’Umanità, con un “Grande Essere” che è l’umanità stessa, passata, presente e futura. Inventa un calendario positivista, in cui i mesi portano il nome di grandi uomini, da Mosè a Shakespeare. Il motto è: l’amore per principio, l’ordine per base, il progresso per fine. Le ultime due parole, “ordem e progresso”, stanno ancora oggi sulla bandiera del Brasile, dove il positivismo ebbe grande influenza.
Lettori e critici
Molti ammiratori della prima fase furono sconcertati dalla seconda. John Stuart Mill, che aveva sostenuto Comte anche economicamente, prese le distanze dalla religione dell’Umanità e dal progetto di una società governata da un’élite di sapienti. Comte morì a Parigi nel 1857.
Il positivismo dell’Ottocento non va confuso con il positivismo logico del Novecento, quello di Rudolf Carnap e del Circolo di Vienna, che pure ne condivideva il rifiuto della metafisica. E la sua idea di un progresso lineare della scienza sarà messa in discussione, tra gli altri, da Thomas Kuhn.