Prendi un guanto destro e uno sinistro. Hanno la stessa forma, la stessa misura, le stesse parti nelle stesse proporzioni. Eppure non c’è modo di far entrare il guanto destro nella mano sinistra. Puoi ruotarlo come vuoi, nel piano o nello spazio: non coinciderà mai. Lo stesso vale per le orecchie, per le viti con la filettatura in senso opposto, per un oggetto e la sua immagine allo specchio. Kant chiamò queste coppie “controparti incongruenti”.
Lo spazio è una cosa o una relazione?
Il problema compare in un breve scritto del 1768, sul fondamento della distinzione delle regioni nello spazio. Allora si discuteva se lo spazio esistesse per conto suo, come pensava Newton, o fosse solo un insieme di relazioni tra le cose, come sosteneva Leibniz.
Kant propone un esperimento mentale. Supponiamo che la prima cosa creata sia una mano umana, sola nell’universo. Sarebbe destra o sinistra? Se lo spazio fosse soltanto relazioni tra le parti della mano, la domanda non avrebbe senso: le relazioni interne sono identiche nelle due mani. Eppure sembra che debba essere l’una o l’altra. Una mano destra non è una mano sinistra. La differenza, conclude Kant nel 1768, si spiega solo con un rapporto con lo spazio assoluto nel suo insieme.
Kant cambia idea
Pochi anni dopo l’esempio torna, ma al servizio di un’altra tesi. Nei Prolegomeni (1783) Kant usa le controparti incongruenti per mostrare che la differenza tra destra e sinistra non si può capire con i concetti, solo con l’intuizione. È un argomento a favore della sua nuova idea: lo spazio è una forma della nostra sensibilità, non una proprietà delle cose in sé.
Il problema ha avuto una lunga vita. I matematici hanno osservato che in una quarta dimensione un guanto destro potrebbe essere ruotato fino a diventare sinistro. E i fisici del Novecento hanno scoperto che alcune leggi della natura distinguono tra destra e sinistra.