Teorie filosofiche

Wittgenstein: concetti di colore e grammatica

Le Osservazioni sul colore di Wittgenstein: proposizioni grammaticali, incompatibilità cromatiche e uso dei concetti di colore nei giochi linguistici.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Perché non esiste un verde rossastro? Esistono il rosso giallastro, cioè l’arancione, e il blu verdastro. Ma un verde che tenda al rosso non riusciamo nemmeno a immaginarlo. E perché non si può parlare di un bianco trasparente? Un vetro può essere verde e trasparente, ma il bianco trasparente non sappiamo che cosa sarebbe. Domande come queste occupano gli ultimi appunti di Ludwig Wittgenstein, raccolti dopo la sua morte nelle Osservazioni sui colori.

Fisica, psicologia o logica?

Si potrebbe rispondere che è una questione di fisica, di lunghezze d’onda. O di fisiologia, di come sono fatti i nostri occhi. Wittgenstein cerca un’altra cosa. Non gli interessa sapere che cosa succede nella retina, ma come funzionano i nostri concetti di colore, che cosa ha senso dire e che cosa no. Lo chiama “grammatica”, in un senso molto ampio. “Verde rossastro” non è una cosa che non esiste per caso, come un cavallo con sei zampe. È un’espressione a cui non abbiamo dato alcun uso.

Un problema rimasto aperto dal Tractatus

Il problema lo inseguiva da molto. Già nel Tractatus aveva osservato che un punto del campo visivo non può essere insieme rosso e verde. Ma questa impossibilità non sembrava ricavabile dalla logica come lui la intendeva allora, e alla fine degli anni Venti fu proprio questo uno dei problemi che lo spinsero a rivedere la sua prima filosofia.

Nelle Osservazioni dialoga spesso con la teoria dei colori di Goethe. Non per decidere chi abbia ragione fra Goethe e Newton, ma per capire che tipo di indagine fosse quella di Goethe: più vicina a una descrizione dei nostri concetti che a una teoria fisica. Il grigio può essere luminoso? Il marrone? Le risposte, ammette Wittgenstein, non sono sempre nette. Conosciamo i colori benissimo, eppure non sappiamo dire bene come li conosciamo.

Fonti
  1. Color — Stanford Encyclopedia of Philosophy
  2. On Remarks on Colour — Wittgenstein and the Phenomenological Research (saggio accademico)

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