Teorie filosofiche

La decostruzione di Derrida

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Nel 1983 un amico giapponese, il professor Toshihiko Izutsu, chiede a Jacques Derrida come si possa tradurre la parola “decostruzione”. Derrida risponde con una lettera che è una lunga serie di negazioni. La decostruzione non è un’analisi, perché non scompone le cose in elementi semplici. Non è una critica, nel senso kantiano o in altri. Non è un metodo, e non può diventarlo. Non è nemmeno un atto compiuto da un soggetto su un testo: “si decostruisce”, da sé.

Da dove viene la parola

Derrida la sceglie negli anni Sessanta pensando alla Destruktion di Heidegger, la “distruzione” della storia della metafisica, ma senza la violenza di quel termine. In francese déconstruction esisteva già, come parola rara della grammatica e della meccanica: smontare una frase, smontare una macchina per portarla altrove.

Che cosa fa, concretamente

Si prende un testo e lo si legge con una pazienza estrema, fermandosi su parole che di solito si saltano. Si cercano le opposizioni su cui si regge: parola e scrittura, natura e cultura, dentro e fuori. Una delle due è sempre messa sopra l’altra. Poi si mostra che il testo stesso ha bisogno del termine “basso” per funzionare.

L’esempio classico è il Fedro di Platone. La scrittura viene condannata come un pharmakon, un rimedio che in realtà è un veleno per la memoria. Ma la parola greca vuol dire entrambe le cose, e Platone condanna la scrittura proprio scrivendo. Derrida non dice che Platone ha torto. Mostra che il testo dice più di quanto voglia, e non si lascia chiudere in un solo senso.

Per questo la decostruzione è stata accusata di relativismo, e di rendere ogni testo illeggibile. Derrida rispondeva che si tratta del contrario: di leggere con più rigore, non con meno.

Fonti
  1. lettera di Derrida a un amico giapponese, risorsa UCI — hydra.humanities.uci.edu
  2. Internet Encyclopedia of Philosophy, “Deconstruction”
  3. Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Jacques Derrida”

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