Teorie filosofiche

La caverna di Platone

Scopri la caverna di Platone nella Repubblica: il percorso dalle ombre alla conoscenza del Bene e il ritorno del filosofo alla città.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20262 min di lettura

Immagina degli uomini incatenati fin da bambini in fondo a una caverna, con la faccia rivolta alla parete. Alle loro spalle arde un fuoco. Tra il fuoco e i prigionieri passa una strada con un muretto, come il paravento dei burattinai, e lungo il muretto qualcuno porta statuette di uomini e di animali. I prigionieri vedono solo le ombre proiettate sulla parete. Quando i portatori parlano, l’eco fa sembrare che a parlare siano le ombre. Per loro, quella è la realtà. Tra loro si danno perfino premi: onori a chi è più bravo a prevedere quale ombra passerà dopo.

Così comincia il libro VII della Repubblica (514a–521b). Poi uno dei prigionieri viene liberato e costretto a voltarsi. Il fuoco lo acceca, e le statuette gli sembrano meno vere delle ombre a cui era abituato. Trascinato fuori, all’aperto, all’inizio riesce a guardare solo le ombre e i riflessi nell’acqua, poi le cose, poi di notte le stelle. Alla fine guarda il sole. È un percorso lento, fatto di fatica e di dolore agli occhi.

Educare è voltarsi

Platone spiega l’immagine poco dopo. La caverna è il mondo visibile, il sole è il Bene, che rende conoscibili tutte le cose come il sole le rende visibili. L’immagine va letta insieme a quelle che la precedono, il sole e la linea divisa.

C’è una frase che a un insegnante dovrebbe restare in mente. L’educazione, scrive Platone, non consiste nel mettere la vista in occhi ciechi, come pretendono alcuni. La capacità di vedere c’è già. Si tratta di voltare l’anima intera nella direzione giusta.

Il ritorno

Il racconto ha un finale che spesso si dimentica. Chi è uscito deve tornare giù. Rientrando dal sole, nel buio non vede nulla, e gli altri lo deridono: è salito e si è rovinato gli occhi. Se potessero mettere le mani su chi tenta di liberarli, aggiunge Socrate, lo ucciderebbero. Difficile non pensare al processo del 399. Eppure il filosofo non ha il diritto di restare fuori. La città giusta gli chiede di ridiscendere e governare, proprio perché non desidera il potere.

Fonti
  1. Plato’s Myths — (Stanford Encyclopedia of Philosophy)
  2. Plato: The Republic — (Internet Encyclopedia of Philosophy)
  3. Plato: The Allegory of the Cave, Republic VII 514a, 2 to 517a, 7 — (traduzione di Thomas Sheehan, Stanford University)

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