Il testo in rete
La traduzione inglese di Benjamin Jowett, del 1901 e ormai in pubblico dominio, è disponibile per intero, dal libro I al X: Project Gutenberg — The Republic.
Tutto parte da una domanda che sembra ingenua: conviene essere giusti? Nel primo libro della Repubblica il sofista Trasimaco risponde di no. La giustizia, dice, è l’utile del più forte; chi è giusto fa solo l’interesse altrui. Nel secondo libro Glaucone rincara la dose con la storia dell’anello di Gige, il pastore che trova un anello capace di renderlo invisibile e lo usa per prendersi il potere. Chi, potendo agire senza essere visto, resterebbe giusto?
Una città per guardare l’anima
Socrate, che in tutto il dialogo è il portavoce di Platone, propone un giro lungo. Leggere la giustizia nell’anima di un singolo è come leggere lettere scritte in piccolo; in una città le stesse lettere sono più grandi. Così si costruisce a parole una città ideale, con tre gruppi: chi produce, chi difende, chi governa. A questi corrispondono tre parti dell’anima. Una persona è giusta quando ragione, parte animosa e desideri stanno ciascuno al proprio posto, e la ragione guida.
Da qui le pagine più audaci: i filosofi al governo, l’educazione dei guardiani, la critica ai poeti. Nel libro VII c’è l’immagine della caverna, con i prigionieri che scambiano le ombre per la realtà. Il libro X si chiude con il mito di Er, un soldato che torna dall’aldilà e racconta come le anime scelgono la vita successiva. Più che un programma politico da applicare, è un esperimento di pensiero lunghissimo, e lo si capisce solo seguendone le svolte.
Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Plato’s Ethics and Politics in The Republic”; Internet Encyclopedia of Philosophy, “Plato: The Republic”.