Opere filosofiche

Immanuel Kant — Critica della ragion pura

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20262 min di lettura

In italiano, con Gentile

Su Wikisource c’è la Critica della ragion pura nella traduzione di Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice (Laterza, 1949). Il testo è completo, ma la rilettura non è finita: con l’indice dei due volumi e il collegamento alle scansioni.

Dopo il sonno dogmatico

Kant pubblica la Critica nel 1781, a cinquantasette anni, dopo circa dieci anni di silenzio quasi totale. Nel 1787 esce una seconda edizione molto rivista; per questo i passi si citano con A e B. Qualche anno dopo raccontò che era stato Hume a svegliarlo dal “sonno dogmatico”. Hume aveva mostrato che la causalità non si ricava dall’esperienza. Eppure la scienza ne ha bisogno. Come tenere insieme le due cose?

La risposta di Kant è una svolta che lui stesso paragona a quella di Copernico. Invece di supporre che la conoscenza si regoli sugli oggetti, proviamo a supporre che siano gli oggetti a regolarsi sulla nostra conoscenza. Spazio e tempo sono le forme in cui riceviamo qualunque cosa; le categorie, come causa e sostanza, sono i modi in cui l’intelletto la ordina. Una frase riassume il punto: pensieri senza contenuto sono vuoti, intuizioni senza concetti sono cieche. Per approfondire c’è la pagina sul giudizio sintetico a priori.

Dove la ragione si inganna

Il prezzo è alto. Conosciamo le cose come ci appaiono, i fenomeni, non come sono in sé. Quando la ragione prova a parlare dell’anima, del mondo come totalità o di Dio, cade in illusioni. Le antinomie lo mostrano bene: si può “dimostrare” con la stessa forza che il mondo ha un inizio nel tempo e che non ce l’ha. Kant non ne conclude che quelle domande siano stupide. Nella prefazione alla seconda edizione scrive di aver dovuto togliere di mezzo il sapere per far posto alla fede: la morale, la libertà, Dio restano, ma non come oggetti di scienza.

Per approfondire