“Tutti i corpi sono estesi.” “Tutti i corpi sono pesanti.” Le due frasi sembrano simili. Per Kant sono di due specie diverse, e la differenza regge buona parte della Critica della ragion pura.
Analitico e sintetico
Nel primo caso il predicato è già contenuto nel soggetto. Basta analizzare il concetto di corpo per trovarci l’estensione: non serve guardare il mondo. È un giudizio analitico. Chiarisce, ma non aggiunge nulla. Nel secondo caso il peso non è nel concetto di corpo; lo sappiamo per esperienza. È un giudizio sintetico: allarga la conoscenza.
Poi c’è un’altra distinzione. A priori è ciò che si conosce indipendentemente dall’esperienza, ed è necessario e universale. A posteriori ciò che dipende dall’esperienza. I giudizi analitici sono tutti a priori. Quelli dell’esperienza sono sintetici a posteriori. Ma esiste un terzo tipo, che aggiunga conoscenza e sia insieme necessario?
7 + 5 = 12
Kant risponde di sì, e il suo esempio sorprende ancora oggi gli studenti. Nel concetto di “somma di 7 e 5”, dice, non c’è il 12. Per trovarlo devo contare, magari aiutandomi con le dita. Lo stesso vale per la geometria: che la retta sia la linea più breve tra due punti non si ricava dal concetto di retta, che riguarda una qualità e non una quantità. E per i principi della fisica, come quello per cui in ogni cambiamento la quantità di materia resta la stessa.
La domanda decisiva diventa: come sono possibili giudizi sintetici a priori? La risposta di Kant è che spazio e tempo, e le categorie dell’intelletto, sono forme che noi stessi mettiamo nell’esperienza. Per questo possiamo conoscerne qualcosa in anticipo. Nel Novecento molti filosofi hanno contestato la tesi, sostenendo che la matematica è analitica; Quine ha messo in dubbio la distinzione stessa tra analitico e sintetico.
Fonti
- The Analytic/Synthetic Distinction — Stanford Encyclopedia of Philosophy
- Kant’s Critique of Metaphysics — Stanford Encyclopedia of Philosophy
- Immanuel Kant: Metaphysics — Internet Encyclopedia of Philosophy