Opere filosofiche

Lettera a Meneceo

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

La lettera online

La traduzione inglese di Robert Drew Hicks è sul MIT Internet Classics Archive: MIT Internet Classics Archive — Letter to Menoeceus.

Poche pagine, e dentro c’è quasi tutta l’etica di Epicuro. La Lettera a Meneceo ci è arrivata grazie a Diogene Laerzio, che la ricopiò nelle sue Vite dei filosofi insieme ad altre due lettere. Comincia con un invito: nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per filosofare, perché non è mai troppo presto né troppo tardi per prendersi cura dell’anima.

Paure da smontare

Gli dèi esistono, ma non si occupano di noi e non vanno temuti. La morte, poi, “non è nulla per noi”: quando ci siamo noi, lei non c’è; quando arriva lei, non ci siamo più noi. È un ragionamento asciutto, quasi un sillogismo, e Epicuro lo offre come una medicina.

Poi i desideri. Alcuni sono naturali e necessari, come mangiare e bere; altri naturali ma non necessari; altri ancora vani, come la fama o la ricchezza senza limiti. Il piacere è il fine, ma non quello dei banchetti: è l’assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell’anima. Pane e acqua, scrive, danno il piacere più alto a chi ha fame e sete. E qualche volta conviene accettare un dolore che porta un bene maggiore. A fare i conti ci pensa la prudenza, che per Epicuro vale più della filosofia stessa.

Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Epicurus”; Internet Classics Archive del MIT, testo della lettera.