Opere filosofiche

Apologia di Socrate

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Dove leggere il testo

Una versione inglese completa si trova sul sito dell’Harvard Center for Hellenic Studies, che usa la traduzione di Benjamin Jowett con qualche ritocco: Harvard Center for Hellenic Studies — Plato, The Apology of Socrates. Qui non la riportiamo; conviene leggerla per intero, perché è breve.

Atene, 399 a.C. Socrate ha settant’anni ed è sotto processo. Nell’Apologia Platone, che era presente in aula, ricostruisce il suo discorso di difesa. Attenzione alla parola: “apologia” in greco vuol dire difesa, non scuse. E di scuse, in effetti, Socrate non ne chiede. Il testo resta un’opera di Platone, scritta con mezzi letterari: non abbiamo modo di sapere quanto sia vicino a ciò che fu detto davvero.

Un imputato che non si piega

Le accuse sono due: corrompere i giovani e non riconoscere gli dèi della città. Socrate risponde raccontando una storia. Il suo amico Cherefonte aveva chiesto all’oracolo di Delfi se ci fosse qualcuno più sapiente di Socrate, e la risposta era stata no. Stupito, Socrate si mette a interrogare chi aveva fama di sapere: politici, poeti, artigiani. Scopre che credono di sapere ciò che non sanno. Lui almeno sa di non sapere. Ecco da dove vengono i suoi nemici.

Si paragona a un tafano che punge un cavallo grande e pigro, la città, per tenerlo sveglio. Quando viene giudicato colpevole e deve proporre una pena alternativa, suggerisce provocatoriamente di essere mantenuto a spese pubbliche nel Pritaneo, come i benefattori di Atene. Poco prima ha detto la frase più famosa del dialogo: una vita senza esame non è degna di essere vissuta. La condanna a morte arriva. Il discorso si chiude con un congedo sobrio: è ora di andare, io a morire, voi a vivere; chi dei due vada verso il meglio, lo sa solo il dio.

Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Plato’s Shorter Ethical Works”; Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Socrates”; Harvard Center for Hellenic Studies, testo dell’Apologia.