Franz Brentano è uno di quei filosofi che si conoscono soprattutto attraverso i loro allievi. A Vienna, tra il 1874 e il 1895, le sue lezioni furono seguite da Edmund Husserl, Alexius Meinong, Kazimierz Twardowski, Carl Stumpf, Tomáš Masaryk, futuro presidente della Cecoslovacchia, e per qualche semestre da uno studente di medicina di nome Sigmund Freud. Dalla sua aula sono nate, per vie diverse, la fenomenologia, la teoria degli oggetti, la scuola filosofica polacca. Ma Brentano non fu solo un maestro: alcune sue idee sono ancora al centro della filosofia della mente.
Un sacerdote che lascia la Chiesa
Brentano nasce nel 1838 a Marienberg, sul Reno, in una famiglia cattolica di origine italiana e di grande tradizione intellettuale: lo zio Clemens era uno dei poeti del romanticismo tedesco. Nel 1862 discute una tesi di dottorato sui molteplici significati dell’essere in Aristotele. Due anni dopo è ordinato sacerdote. Insegna all’università di Würzburg.
La crisi arriva con il Concilio Vaticano I, che nel 1870 proclama il dogma dell’infallibilità papale. Brentano non riesce ad accettarlo. Nel 1873 lascia il sacerdozio e la cattedra. L’anno dopo ottiene una cattedra di filosofia a Vienna.
Nel 1880 vuole sposarsi, ma la legge austriaca non permette il matrimonio a chi è stato ordinato sacerdote. Brentano rinuncia alla cittadinanza austriaca, si sposa in Sassonia e, per questo, perde la cattedra di professore ordinario. Continua a insegnare a Vienna come libero docente, senza stipendio e senza poter dirigere tesi. Dopo la morte della moglie si trasferisce a Firenze. Negli ultimi anni diventa quasi cieco, e continua a lavorare dettando. Allo scoppio della guerra, nel 1915, lascia l’Italia per Zurigo, dove muore nel 1917.
La filosofia come scienza naturale
Da giovane, nelle tesi presentate per l’abilitazione, Brentano aveva scritto che il vero metodo della filosofia non è altro che quello delle scienze naturali. Non intendeva che la filosofia dovesse diventare fisica o chimica. Intendeva che doveva procedere con la stessa serietà: osservare, descrivere con precisione, evitare le costruzioni speculative degli idealisti tedeschi.
Il suo campo di osservazione è la vita psichica. Nel 1874 pubblica la Psicologia dal punto di vista empirico, il libro che contiene la sua idea più famosa.
Ogni coscienza è coscienza di qualcosa
Come si distinguono i fenomeni psichici da quelli fisici? Brentano risponde: ogni fenomeno psichico è caratterizzato da quella che gli scolastici medievali chiamavano “inesistenza intenzionale” di un oggetto. In parole più semplici: ogni atto mentale è diretto verso qualcosa. Nella rappresentazione qualcosa è rappresentato, nel giudizio qualcosa è affermato o negato, nell’amore qualcosa è amato, nell’odio qualcosa è odiato, nel desiderio qualcosa è desiderato.
I fenomeni fisici non hanno questa struttura. Un colore, un suono, una pietra non sono “diretti” verso nulla.
Un problema che non si è chiuso
L’aspetto più interessante è che l’oggetto intenzionale non deve necessariamente esistere. Posso pensare a un unicorno, temere un mostro inesistente, cercare la fontana della giovinezza. Il mio pensiero è comunque diretto verso qualcosa. Come è possibile un rapporto con qualcosa che non c’è? Brentano stesso cambiò idea più volte sulla risposta. Il problema è stato ripreso dalla fenomenologia di Husserl, dalla teoria degli oggetti di Meinong e, nel Novecento, dalla filosofia analitica della mente. Ne parla in dettaglio la pagina sull’intenzionalità di Brentano, ed è collegato all’idea, discussa nel linguaggio del pensiero di Fodor, che gli stati mentali abbiano un contenuto.
Tre classi di fenomeni psichici
Brentano divide i fenomeni psichici in tre classi fondamentali. Le rappresentazioni, in cui un oggetto è semplicemente presente alla coscienza. I giudizi, che accettano o rifiutano l’oggetto rappresentato, cioè ne affermano o negano l’esistenza. I fenomeni di amore e odio, che comprendono sentimenti, desideri e volizioni, e consistono nel prendere posizione per o contro l’oggetto.
Su questa base costruisce anche un’etica. Nella conferenza Sull’origine della conoscenza morale (1889) sostiene che, come esistono giudizi evidentemente veri, così esistono atti di amore “giusti”, che si presentano come corretti. Amare la conoscenza è giusto, preferire l’errore no. Il bene è ciò che è degno di essere amato con un amore giusto.
Un’eredità sotterranea
Brentano pubblicò relativamente poco. Molte sue idee circolarono attraverso le lezioni e furono pubblicate postume dai discepoli. Anche per questo il suo nome è meno noto di quello di Husserl o di Freud. Ma quando un filosofo della mente si chiede oggi che cosa renda un pensiero “su” qualcosa, sta riprendendo una domanda posta con chiarezza proprio da lui. E fu proprio la sua tesi sull’essere in Aristotele, letta da ragazzo, ad avviare la riflessione di Heidegger.