Filosofi

Bertrand Russell

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Bertrand Russell visse quasi un secolo, dal 1872 al 1970, e fece in tempo a essere molte cose: logico, filosofo, divulgatore, pacifista finito in carcere due volte, premio Nobel per la letteratura, militante contro le armi nucleari. A ottantanove anni fu arrestato per una manifestazione di disobbedienza civile e passò una settimana in prigione. Ma il cuore del suo contributo alla filosofia sta in pochi anni straordinari, all’inizio del Novecento, quando cercò di dimostrare che tutta la matematica si può ricavare dalla logica.

Un orfano aristocratico

Russell nasce nel 1872 in Galles, in una delle famiglie più illustri della politica britannica: il nonno, Lord John Russell, era stato due volte primo ministro. Il “padrino laico” scelto dai genitori, liberi pensatori, era John Stuart Mill. Entrambi i genitori muoiono quando Bertrand ha pochi anni, e lui cresce con la nonna, in un ambiente severo e religioso.

Nell’autobiografia racconta che a undici anni il fratello maggiore cominciò a insegnargli la geometria di Euclide, e che fu uno degli eventi più grandi della sua vita, abbagliante come il primo amore. Ma rimase deluso da una cosa: gli assiomi andavano accettati senza dimostrazione. Perché? Quella domanda lo accompagnò fino al lavoro sui fondamenti della matematica.

Il paradosso e i Principia

A Cambridge Russell si avvicina all’idealismo, poi lo abbandona insieme all’amico G. E. Moore. Nel 1900 scopre la logica simbolica di Giuseppe Peano e si getta nel progetto del “logicismo”: mostrare che i concetti e i teoremi della matematica sono riducibili a concetti e leggi puramente logici.

Nel 1901 si imbatte in una difficoltà. Consideriamo l’insieme di tutti gli insiemi che non contengono sé stessi. Contiene sé stesso? Se sì, allora non dovrebbe; se no, allora dovrebbe. È il celebre paradosso che porta il suo nome. Nel 1902 Russell lo comunica per lettera a Gottlob Frege, il cui sistema logico ne veniva minato alle fondamenta. La pagina sul paradosso di Russell e la logica di Frege racconta lo scambio.

Per uscire dal paradosso Russell elabora la “teoria dei tipi”, che vieta a un insieme di contenere oggetti del suo stesso livello. Con Alfred North Whitehead lavora per dieci anni ai Principia Mathematica, pubblicati tra il 1910 e il 1913 in tre volumi. Occorrono centinaia di pagine per arrivare a dimostrare che 1 + 1 = 2.

Il re di Francia è calvo?

Nel 1905 Russell pubblica un articolo, On Denoting, che diventa un modello di analisi filosofica. Il problema è questo. La frase “l’attuale re di Francia è calvo” sembra avere senso. Ma la Francia non ha un re. Di chi stiamo parlando, allora? Alcuni filosofi pensavano che dovesse esistere in qualche modo un oggetto, il re di Francia, anche se non reale.

Russell mostra che la frase, analizzata correttamente, non contiene nessun nome che si riferisca a un oggetto. Significa: esiste una e una sola cosa che è attualmente re di Francia, e quella cosa è calva. Così analizzata, la frase è semplicemente falsa, perché la prima parte è falsa. Non serve popolare il mondo di entità fantasma. Il dettaglio dell’argomento si trova nella pagina sulla teoria delle descrizioni.

L’idea di fondo è che la forma grammaticale di una frase può ingannare sulla sua forma logica. Il compito del filosofo è scoprire quest’ultima. È il punto di partenza di gran parte della filosofia analitica.

Il pollo induttivista

Nei Problemi della filosofia (1912), un piccolo libro scritto per un pubblico vasto, Russell distingue la conoscenza diretta di qualcosa, per esempio dei dati sensibili che ho davanti, dalla conoscenza per descrizione, come quella che ho di Giulio Cesare. Discute anche il problema dell’induzione con un esempio indimenticabile. L’uomo che ha dato da mangiare al pollo ogni giorno della sua vita, alla fine, gli tira il collo: il che mostra che opinioni più raffinate sull’uniformità della natura sarebbero state utili al pollo.

Tra i suoi allievi a Cambridge in quegli anni c’è un giovane ingegnere austriaco, Ludwig Wittgenstein, che presto lo metterà in difficoltà con le sue obiezioni.

Pacifista e polemista

Durante la prima guerra mondiale Russell si oppone all’intervento britannico. Perde l’incarico al Trinity College e nel 1918 passa sei mesi in carcere per un articolo pacifista. In cella scrive un’introduzione alla filosofia matematica.

Negli anni seguenti scrive di tutto: educazione, matrimonio, religione, politica. Nel 1940 la nomina a professore al City College di New York viene annullata da un tribunale dopo una campagna contro le sue idee sulla morale sessuale. Nel 1945 esce la Storia della filosofia occidentale, brillante e parziale, che gli porta fama e denaro. Nel 1950 riceve il Nobel per la letteratura.

Nel 1955 firma con Einstein un manifesto contro le armi nucleari, e negli ultimi anni guida il movimento per il disarmo. Muore in Galles nel 1970.