Filosofi

Al-Ghazālī

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Nel 1095 il professore più famoso di Baghdad smette di parlare. Non per scelta: davanti agli studenti la lingua gli si blocca, non riesce più a insegnare, perde l’appetito. I medici non trovano nulla. Abū Ḥāmid al-Ghazālī interpreterà quella crisi come un segno: la sua carriera, gli onori, la fama erano diventati un ostacolo tra lui e la verità. Lascia la cattedra, la famiglia, la città, e parte.

La carriera e la crisi

Al-Ghazālī nasce a Tus, nel nord-est dell’attuale Iran, nel 1058. Studia diritto e teologia sotto la guida di al-Juwaynī, uno dei maggiori teologi del tempo. Nel 1091 il visir Niẓām al-Mulk lo chiama a insegnare nella prestigiosa madrasa Niẓāmiyya di Baghdad. È al culmine del successo quando arriva la crisi.

Dopo la partenza vive per anni da asceta, a Damasco e a Gerusalemme, compie il pellegrinaggio alla Mecca, si dedica alle pratiche dei sufi. Tornerà a insegnare per un breve periodo a Nishapur, poi si ritirerà a Tus, dove muore nel 1111.

Questa storia la conosciamo dalla sua autobiografia intellettuale, Il liberatore dall’errore. Al-Ghazālī vi racconta di aver esaminato a uno a uno i diversi gruppi che cercano la verità: i teologi, i filosofi, i seguaci di un’autorità infallibile, i mistici. Il testo inizia con un periodo di dubbio radicale: come posso fidarmi dei sensi, se l’occhio vede immobile un’ombra che in realtà si muove, e piccola come una moneta una stella che è più grande della Terra? E come posso fidarmi della ragione, se nei sogni crediamo vere cose che al risveglio si rivelano false? Molti lettori moderni ci hanno visto un’anticipazione del dubbio cartesiano.

Studiare i filosofi per criticarli

Al-Ghazālī prende sul serio la filosofia. Prima di attaccarla, la espone in un’opera chiara e ordinata, le Intenzioni dei filosofi, dedicata soprattutto al pensiero di Avicenna. Il testo fu tradotto in latino nel XII secolo senza l’introduzione in cui l’autore spiegava i suoi scopi, e così per secoli in Europa “Algazel” fu considerato un filosofo aristotelico, proprio ciò che voleva combattere.

L’attacco vero è l’Incoerenza dei filosofi (Tahāfut al-falāsifa). Venti questioni in cui, secondo al-Ghazālī, i filosofi pretendono di dimostrare ciò che non hanno dimostrato. Su tre di esse il giudizio è particolarmente severo, perché le tesi sono incompatibili con l’Islam: che il mondo sia eterno; che Dio conosca gli universali ma non i particolari; che non ci sia resurrezione dei corpi.

Il cotone e il fuoco

La diciassettesima questione è quella che interessa di più i filosofi di oggi. Riguarda la causalità. Quando mettiamo il fuoco a contatto con il cotone, il cotone brucia. Diciamo che il fuoco è la causa della combustione. Ma che cosa osserviamo, esattamente? Che la combustione avviene quando c’è il contatto, non che avviene a causa del contatto. L’osservazione mostra una concomitanza, non una necessità.

Per al-Ghazālī il vero agente è Dio, che crea il bruciare in concomitanza con il contatto, secondo un’abitudine costante. Dio potrebbe, se volesse, creare il contatto senza la combustione, come nel racconto coranico di Abramo gettato nel fuoco e rimasto illeso. Non per questo il mondo diventa caotico: Dio ci ha dato la conoscenza che, di regola, non lo farà.

Un parallelo con Hume

L’argomento ricorda da vicino la critica di Hume alla connessione necessaria, sette secoli dopo. Le somiglianze sono reali: entrambi osservano che l’esperienza mostra solo successioni regolari. Ma le conclusioni sono molto diverse. Hume trova l’origine dell’idea di necessità nell’abitudine della mente umana; al-Ghazālī la colloca nella volontà di Dio. Per chi studia il problema dell’induzione il confronto è istruttivo.

La risposta di Averroè e la Rinascita

Quasi un secolo dopo, in Andalusia, Averroè rispose punto per punto con un’opera dal titolo ironico, l’Incoerenza dell’incoerenza. Il dibattito tra i due è uno dei più belli della filosofia medievale.

Ma la grande opera di al-Ghazālī non è polemica. La Rinascita delle scienze religiose è un’enciclopedia della vita interiore del credente, dalle pratiche rituali all’esame delle passioni, all’amore di Dio. Il suo obiettivo è conciliare la legge religiosa con l’esperienza spirituale dei sufi. Per molti musulmani al-Ghazālī è ancora oggi soprattutto questo: un maestro di vita interiore.