Tommaso d’Aquino nasce verso il 1225 nel castello di Roccasecca, tra Roma e Napoli, in una famiglia nobile. Da bambino viene affidato all’abbazia di Montecassino: i genitori lo immaginano abate. Lui invece, studente a Napoli, entra nell’ordine dei domenicani, frati mendicanti e predicatori. La famiglia non la prende bene. I fratelli lo rapiscono e lo tengono chiuso per circa un anno nel castello di famiglia; alla fine lo lasciano andare.
Studia a Parigi e a Colonia con Alberto Magno. I compagni lo chiamano “il bue muto”, per la stazza e il silenzio. Secondo la tradizione, Alberto avrebbe risposto che i muggiti di quel bue si sarebbero sentiti in tutto il mondo. Diventa maestro di teologia a Parigi, insegna anche in Italia, scrive moltissimo. Nel dicembre 1273 smette all’improvviso di scrivere. Muore pochi mesi dopo, nel 1274, nell’abbazia di Fossanova, mentre è in viaggio verso il concilio di Lione.
Aristotele al servizio della fede
Il Duecento riscopre Aristotele, tradotto in latino insieme ai commenti arabi. Molti teologi ne hanno paura: Aristotele sostiene, per esempio, che il mondo è eterno. Tommaso fa una scelta diversa. Commenta quasi tutte le sue opere e lo usa per pensare la fede. Ragione e fede, sostiene, non possono contraddirsi, perché vengono dallo stesso Dio. Alcune verità, come l’esistenza di Dio, la ragione può raggiungerle da sola; altre, come la Trinità, solo la rivelazione le fa conoscere. La sua formula: la grazia non distrugge la natura, la porta a compimento.
Le opere maggiori sono la Summa contra Gentiles e la Summa Theologiae, rimasta incompiuta, dove si trovano le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio. Fu proclamato santo nel 1323.
Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Thomas Aquinas”; Internet Encyclopedia of Philosophy, “Thomas Aquinas”; Encyclopaedia Britannica, “St. Thomas Aquinas”.