Simone de Beauvoir non si considerava, all’inizio, una filosofa. Diceva di sé di essere una scrittrice, e lasciava la teoria a Sartre. Eppure è difficile trovare nel Novecento un libro di filosofia che abbia cambiato la vita concreta di tante persone quanto Il secondo sesso. Nata a Parigi nel 1908 in una famiglia borghese e cattolica, morta nella stessa città nel 1986, ha lasciato romanzi, saggi, memorie, diari di viaggio, e un modo di fare filosofia partendo dall’esperienza vissuta.
La ragazza per bene
Il primo volume delle sue memorie, Memorie di una ragazza per bene (1958), racconta un’infanzia segnata dalla fede, dalla rovina economica del padre e da un’intelligenza che i genitori guardavano con un misto di orgoglio e disagio. Studia filosofia alla Sorbona. Nel 1929 supera l’agrégation classificandosi seconda, alle spalle di un certo Jean-Paul Sartre, ed è tra i candidati più giovani mai promossi. Da allora i due saranno compagni per la vita, senza matrimonio e senza vivere insieme, secondo un patto di libertà reciproca molto discusso.
Insegna nei licei fino ai primi anni Quaranta. Il primo romanzo, L’invitata, esce nel 1943. Nel 1945 fonda con Sartre e altri la rivista Les Temps modernes. Il romanzo I mandarini vince il Premio Goncourt nel 1954.
Una morale dell’ambiguità
Prima del Secondo sesso ci sono due saggi che aiutano a capirlo. In Pirro e Cinea (1944) parte da un dialogo raccontato da Plutarco. Pirro elenca le conquiste che intende fare, e Cinea gli chiede ogni volta: e poi? Alla fine Pirro dice che si riposerà. Perché allora non riposarsi subito? Beauvoir usa la scena per chiedersi che senso abbiano i progetti umani, se non c’è un fine ultimo che li giustifichi.
In Per una morale dell’ambiguità (1947) risponde che l’essere umano è insieme libertà e cosa, soggetto e oggetto, e che questa ambiguità non va negata. Rispetto alla libertà quasi assoluta di Sartre, Beauvoir insiste di più sulla situazione: un bambino, uno schiavo, una donna chiusa in casa non hanno le stesse possibilità concrete di scegliere. E la mia libertà, aggiunge, ha bisogno della libertà degli altri.
Malafede e complicità
Il concetto sartriano di malafede torna nelle sue analisi, ma con una torsione. Beauvoir osserva che l’oppressione può essere anche interiorizzata, e che rinunciare alla libertà può essere comodo: ci si risparmia l’angoscia della scelta. Per questo non basta liberare dall’esterno; bisogna capire perché chi è oppresso talvolta collabori alla propria condizione.
L’Altro
L’idea centrale del Secondo sesso ha radici nella dialettica di riconoscimento di Hegel. Ogni coscienza tende a porsi come soggetto e a ridurre l’altra a oggetto. Nei rapporti tra i sessi, sostiene Beauvoir, questa reciprocità si è bloccata: l’uomo si è definito come l’Essenziale, il Soggetto, l’Assoluto, la donna come l’Altro. Ne è un indizio il linguaggio stesso: in francese, come in italiano, “uomo” vale per l’umanità intera.
Gli ultimi decenni
Beauvoir si impegna per l’indipendenza algerina, viaggia in Cina e negli Stati Uniti, scrive su temi che pochi filosofi toccavano. La terza età (1970) affronta la vecchiaia come condizione sociale e non solo biologica. Nel 1971 firma il Manifesto delle 343, con cui donne note dichiaravano di aver abortito, chiedendo la legalizzazione. La cerimonia degli addii (1981) racconta gli ultimi anni di Sartre. È sepolta accanto a lui al cimitero di Montparnasse.
Il secondo sesso
Pubblicato in Francia nel 1949 da Gallimard con il titolo Le deuxième sexe, il saggio di Simone de Beauvoir chiede come mai le donne siano state storicamente definite in rapporto agli uomini e collocate in una posizione subordinata. La risposta non riduce la condizione femminile alla biologia: indaga come istituzioni, pratiche, racconti e aspettative sociali trasformino differenze corporee in gerarchie e destino. La formula «donna non si nasce, lo si diventa» riassume questa analisi della formazione storica e vissuta della femminilità, senza negare l’esistenza del corpo.
L’opera è divisa in due volumi: I fatti e i miti esamina criticamente biologia, psicoanalisi, materialismo storico, storia e rappresentazioni culturali; L’esperienza vissuta segue le condizioni concrete dell’esistenza femminile, dall’infanzia e l’educazione alla sessualità, alla maternità, al lavoro e all’indipendenza. Al centro c’è la relazione tra soggetto e «Altro»: l’uomo viene assunto come misura universale, mentre la donna è presentata come relativa. De Beauvoir combina filosofia esistenzialista, indagine storica e lettura di testimonianze e opere letterarie; non propone una descrizione neutra o atemporale, ma un’analisi situata delle possibilità e dei vincoli.
Il libro è diventato un riferimento del pensiero femminista e resta utile per interrogare come norme apparentemente naturali siano prodotte e mantenute. È anche un’opera del 1949: alcune analisi e formulazioni sono state discusse e contestate dai femminismi successivi. La prima traduzione italiana uscì nel 1961; le edizioni attuali possono differire per traduzione e apparati, quindi è opportuno controllare l’edizione consultata.
Dove trovare il testo
Non è disponibile qui un testo integrale italiano liberamente accessibile. La traduzione è protetta: consulta la scheda dell’edizione italiana presso l’editore Il Saggiatore, che offre informazioni bibliografiche e modalità legittime di acquisto. La scheda non costituisce il testo completo. Una ristampa francese catalogata da Internet Archive risulta ad accesso ristretto.
Per approfondire
- Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Simone de Beauvoir”: approfondimento filosofico sul testo, sulla nozione di Altro e sulla fenomenologia femminista.
- Annamaria Tagliavini, “I settant’anni de Il secondo sesso”, il Mulino: uscita, ricezione e articolazione dei due volumi, con cenni alle successive discussioni femministe.
- Il Saggiatore, scheda editoriale de Il secondo sesso: dati dell’edizione italiana in catalogo (ISBN 9788842822318) e acquisto legittimo.
- Internet Archive, Le deuxième sexe: record bibliografico della ristampa Gallimard del 1986; prestito digitale ristretto, non download libero.