Filosofi

Mary Wollstonecraft

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Nel 1792, a Londra, esce un libro dal titolo che suona come una sfida: Rivendicazione dei diritti della donna. L’autrice ha trentatré anni, nessuna istruzione formale, nessuna fortuna familiare. Ha fatto la dama di compagnia, la maestra, l’istitutrice, la traduttrice. Si chiama Mary Wollstonecraft, e in sei settimane di lavoro ha scritto uno dei testi fondatori del pensiero femminista.

Una giovinezza da autodidatta

Mary nasce a Londra nel 1759. Il padre sperpera il patrimonio di famiglia e beve; da ragazzina Mary dorme a volte sulla soglia della camera della madre per proteggerla dalle sue violenze. Impara da sola, leggendo tutto ciò che trova. Con l’amica Fanny Blood e le sorelle apre una piccola scuola a Newington Green, vicino a Londra, un quartiere di dissidenti religiosi dove conosce il pastore e filosofo Richard Price.

Lavora poi come istitutrice presso una famiglia aristocratica irlandese, i Kingsborough. L’esperienza le mostra da vicino che cosa significhi educare le ragazze dell’alta società: buone maniere, musica, francese, l’arte di piacere. Nient’altro. Tornata a Londra, trova lavoro presso l’editore radicale Joseph Johnson, scrive recensioni e traduce dal francese e dal tedesco. Nella sua casa incontra il pittore Füssli, il poeta Blake, il filosofo William Godwin.

Contro Burke

Il suo primo intervento politico è una risposta. Nel 1790 Edmund Burke pubblica le Riflessioni sulla rivoluzione in Francia, una difesa della tradizione, della monarchia, della Chiesa. Wollstonecraft risponde a caldo con la Rivendicazione dei diritti degli uomini, uscita poche settimane dopo. Accusa Burke di commuoversi per la regina di Francia umiliata e di non vedere le sofferenze dei poveri. È un testo scritto in fretta, ma la rende nota.

La Rivendicazione dei diritti della donna

Il passo successivo è naturale. Se si rivendicano i diritti degli uomini in nome della ragione, perché escludere metà dell’umanità? Wollstonecraft parte da un presupposto illuminista: la ragione è la stessa in tutti gli esseri umani, e la virtù si fonda sulla ragione. Se le donne sembrano frivole, deboli, interessate solo all’aspetto, non è per natura. È perché vengono educate così.

Le immagini che usa sono dure. Insegnate fin dall’infanzia che la bellezza è lo scettro della donna, scrive, la mente si modella sul corpo e, aggirandosi nella sua gabbia dorata, cerca soltanto di adornare la propria prigione. Le donne vengono trattate come bambine per tutta la vita, oppure come oggetti di piacere, e poi si rimprovera loro di essere infantili.

La polemica con Rousseau

Il bersaglio principale è Rousseau. Nell’Emilio, Rousseau aveva immaginato un’educazione libera e naturale per il ragazzo e un’educazione del tutto diversa per Sofia, la sua futura compagna: modesta, docile, pensata per piacere all’uomo e rendersi utile a lui. Wollstonecraft ammira Rousseau per molte cose, ma su questo punto lo attacca senza pietà. Come può il filosofo della libertà condannare la donna alla dipendenza?

La sua proposta è concreta: un’educazione comune per ragazzi e ragazze, almeno nei primi anni, in scuole nazionali gratuite. Donne che possano lavorare, studiare medicina, gestire attività, e non dipendere economicamente dal matrimonio. Una delle frasi più citate dice che lei non desidera che le donne abbiano potere sugli uomini, ma su sé stesse.

Parigi, la Svezia, Godwin

Alla fine del 1792 Wollstonecraft va a Parigi per vedere la Rivoluzione da vicino. Assiste all’inizio del Terrore, vede gli amici girondini arrestati e ghigliottinati. Si innamora dell’americano Gilbert Imlay, da cui ha una figlia, Fanny. La relazione finisce male, e Mary tenta per due volte il suicidio, una volta gettandosi nel Tamigi. Tra un tentativo e l’altro compie un viaggio in Scandinavia per conto di Imlay, da cui nascono le Lettere scritte durante un breve soggiorno in Svezia, Norvegia e Danimarca (1796), un libro di viaggio intenso e personale, molto letto dai romantici.

Nel 1797 sposa William Godwin, il filosofo anarchico. Pochi mesi dopo nasce una bambina, Mary. Dieci giorni dopo il parto, Mary Wollstonecraft muore di febbre puerperale. La figlia diventerà Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein.

Un’eredità a lungo discussa

Dopo la sua morte Godwin pubblicò una biografia molto sincera, che raccontava la relazione con Imlay e i tentativi di suicidio. Fu uno scandalo, e per decenni il nome di Wollstonecraft fu usato per screditare le idee che aveva sostenuto. Furono le femministe dell’Ottocento a riscoprirla. Le sue tesi ritornano in John Stuart Mill e nella Servitù delle donne, e poi, in un contesto filosofico molto diverso, nel Secondo sesso di Simone de Beauvoir.