Nella traduzione di Leopardi
Esiste una traduzione italiana d’autore: quella di Giacomo Leopardi, del 1825, in 53 capitoli. Wikisource la segnala come riletta e controllata (licenza CC BY-SA 4.0): Manuale di Epitteto — Wikisource.
Epitteto non scrisse niente. Il Manuale, in greco Encheiridion, cioè “ciò che si tiene in mano”, lo compilò il suo allievo Arriano, riassumendo le lezioni del maestro che aveva già raccolto nei Discorsi. È un libretto da portare con sé, pensato per essere riletto nei momenti difficili.
La prima riga è già tutto
Alcune cose dipendono da noi, altre no. Dipendono da noi i giudizi, i desideri, le scelte. Non dipendono da noi il corpo, i beni, la reputazione, le cariche. Chi confonde le due cose, avverte Epitteto, sarà infelice e se la prenderà con gli dèi e con gli uomini.
Il capitolo 5 lo dice con una frase che Leopardi rende così bene: non le cose turbano gli uomini, ma le opinioni che essi hanno delle cose. La morte non è terribile; terribile è l’idea che ce ne facciamo. Altrove Epitteto usa l’immagine del teatro. Siamo attori in un dramma scelto da un altro: a noi tocca recitare bene la parte assegnata, breve o lunga che sia. Si dice un “manuale”, ma non dà ricette. Insegna un esercizio da ripetere ogni giorno.
Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Epictetus”; Loeb Classical Library, testi di Arriano ed Epitteto.