Epitteto nasce schiavo, intorno al 55 d.C., a Ierapoli in Frigia. A Roma appartiene a Epafrodito, un liberto di Nerone, che gli permette di seguire le lezioni dello stoico Musonio Rufo. Zoppicava; un vecchio aneddoto dice che il padrone, per crudeltà, gli torse la gamba fino a spezzarla, e che lui lo avvertì con calma: “Così la rompi”. Non sappiamo se sia vero. Liberato, insegna a Roma finché l’imperatore Domiziano non caccia i filosofi dalla città; allora apre una scuola a Nicopoli, in Epiro, dove muore verso il 135.
Il cuore del suo insegnamento è una distinzione. Dipendono da noi i giudizi, i desideri, le scelte; non dipendono da noi il corpo, la ricchezza, la reputazione, ciò che fanno gli altri. Chi lega la propria pace a queste ultime sarà sempre schiavo, anche se è un senatore. Chi impara a governare il proprio assenso è libero, anche se è in catene. Detto da un ex schiavo, ha un peso diverso.
Epitteto non scrisse niente. Il suo allievo Arriano raccolse le lezioni nei Discorsi e ne ricavò il Manuale, un libretto che nei secoli ha avuto lettori di ogni genere. Tra i primi, un imperatore: Marco Aurelio, che nelle sue note ringrazia chi gli aveva fatto conoscere le parole di Epitteto.
Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Epictetus”; Internet Encyclopedia of Philosophy, “Epictetus”; Encyclopaedia Britannica, “Epictetus”.