Filosofi

Guglielmo di Ockham

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Il nome di Guglielmo di Ockham è legato a un rasoio, e il rasoio è più famoso del filosofo. Lo si cita in medicina, in informatica, nelle discussioni scientifiche: a parità di spiegazione, scegli quella più semplice. Ma Ockham fu molto più di un principio di economia. Fu un logico finissimo, un teologo che fece paura alla curia papale, e un polemista che finì i suoi giorni in esilio sotto la protezione di un imperatore scomunicato.

Dal Surrey ad Avignone

Nasce intorno al 1287 nel villaggio di Ockham, nel Surrey, a sud di Londra. Giovanissimo entra nell’ordine francescano e studia teologia a Oxford. Commenta le Sentenze di Pietro Lombardo, il manuale di teologia del tempo, ma non ottiene mai il titolo di maestro. Per questo i suoi seguaci lo chiamavano venerabilis inceptor, il venerabile principiante.

Nel 1324 viene convocato ad Avignone, dove allora risiedeva il papa, per rispondere di alcune tesi sospette tratte dai suoi scritti. L’esame si trascina per anni. Nel frattempo Ockham si trova coinvolto in un conflitto più grande: quello tra papa Giovanni XXII e i francescani sulla povertà di Cristo e degli apostoli. Nel 1328 fugge da Avignone insieme al ministro generale dell’ordine, Michele da Cesena, e si rifugia presso l’imperatore Ludovico il Bavaro. Viene scomunicato. Vive gli ultimi vent’anni a Monaco, scrivendo trattati politici contro il potere temporale del papa. Muore intorno al 1347.

Esistono solo individui

La tesi filosofica centrale di Ockham riguarda gli universali, la vecchia domanda posta da Porfirio: generi e specie esistono nella realtà o solo nella mente? La risposta di Ockham è radicale. Fuori dalla mente esistono soltanto cose singolari: questo cavallo, quella pietra, Socrate. Non esiste una “natura comune” del cavallo che si trovi in ogni cavallo, come pensavano molti suoi contemporanei, tra cui Duns Scoto.

L’universale è un segno. Il concetto di “cavallo” è un segno naturale nella mente, che significa tanti cavalli individuali. La parola “cavallo”, o “equus”, o “horse”, è invece un segno convenzionale, che varia da lingua a lingua. Per questo la posizione di Ockham viene spesso detta nominalismo, anche se, a rigore, per lui gli universali non sono semplici nomi ma concetti.

La supposizione

Da qui l’importanza della logica. Nella Somma di logica Ockham sviluppa la teoria della “supposizione”, cioè di ciò che un termine sta a indicare in una frase. In “l’uomo corre”, “uomo” sta per gli uomini individuali; in “uomo è una specie”, sta per il concetto; in “uomo è un nome di cinque lettere” sta per la parola stessa. Molti errori filosofici, pensa Ockham, nascono dal confondere questi usi. Tra le questioni discusse nella Somma ci sono anche gli “insolubili”, tra cui il paradosso del mentitore.

Il rasoio

La formula più citata, “gli enti non vanno moltiplicati senza necessità”, non si trova negli scritti di Ockham. Lui usa espressioni simili, come “la pluralità non va posta senza necessità” o “è inutile fare con più ciò che si può fare con meno”. Il principio non lo ha inventato lui, ma lo ha usato con un’insistenza particolare.

Un esempio concreto. Molti filosofi spiegavano la conoscenza ipotizzando delle “specie intelligibili”, immagini intermedie tra l’oggetto e la mente. Ockham chiede: servono davvero? Se la mente può conoscere direttamente l’oggetto, la specie è un’entità in più senza funzione, e va tagliata. Lo stesso vale per molte categorie aristoteliche: relazioni, quantità e così via non sono cose aggiunte alle sostanze e alle qualità, ma modi di parlare di esse.

Onnipotenza e contingenza

Dietro tutto questo c’è un’idea teologica. Dio è onnipotente: può fare tutto ciò che non implica contraddizione. Il mondo, dunque, non è necessario; avrebbe potuto essere diverso. Non possiamo dedurre a priori come sono fatte le cose, dobbiamo guardarle. Alcuni storici hanno visto in questa insistenza sulla contingenza e sull’esperienza una premessa della scienza moderna. Altri sono più cauti. Di sicuro, dopo Ockham, la grande sintesi tra fede e ragione costruita da Tommaso d’Aquino appariva molto meno solida, e molte verità di fede venivano affidate alla fede soltanto.