Filosofi

Gilbert Ryle

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Un visitatore straniero arriva a Oxford. Gli mostrano i collegi, le biblioteche, i laboratori, gli uffici amministrativi, i campi da gioco. Alla fine chiede: “Sì, ma dov’è l’università?”. Nessuno gli ha nascosto nulla. L’università non è un edificio in più accanto agli altri, è il modo in cui tutto ciò che ha visto è organizzato. Il visitatore ha commesso quello che Gilbert Ryle chiama un “errore di categoria”. E secondo Ryle è esattamente l’errore che i filosofi fanno da secoli quando parlano della mente.

Un professore di Oxford

Ryle nasce a Brighton nel 1900 e passa quasi tutta la vita a Oxford, dove studia e insegna. Durante la seconda guerra mondiale lavora per i servizi di informazione militare. Dal 1945 al 1968 è titolare della cattedra di filosofia metafisica, e per oltre vent’anni dirige la rivista Mind, la più importante della filosofia britannica. Muore nel 1976.

È una delle figure centrali della cosiddetta “filosofia del linguaggio ordinario”, che a Oxford, nel dopoguerra, cercava di risolvere i problemi filosofici esaminando attentamente come usiamo davvero le parole. Già nel 1932, in un articolo intitolato Espressioni sistematicamente fuorvianti, Ryle aveva sostenuto che molte frasi hanno una forma grammaticale che ne nasconde la vera forma logica, un’idea che deve molto a Russell.

Il fantasma nella macchina

Il libro che lo ha reso famoso è Il concetto di mente (1949). Il bersaglio è quella che Ryle chiama “la dottrina ufficiale”, la teoria che risale a Cartesio. Secondo questa teoria ogni essere umano ha un corpo e una mente. Il corpo sta nello spazio, è soggetto alle leggi della meccanica, è osservabile da tutti. La mente non sta nello spazio, i suoi processi sono privati, accessibili solo al soggetto. La persona è dunque un fantasma che abita in una macchina.

Ryle definisce questa dottrina, “con deliberata irriverenza”, il dogma del fantasma nella macchina. Non la considera falsa nei dettagli, ma sbagliata nel principio: è un unico grande errore di categoria. Tratta la mente come se fosse una cosa, solo di un tipo speciale, invisibile, che agisce dietro le quinte dei comportamenti. La pagina sul fantasma dentro la macchina ne ricostruisce i passaggi; sul versante opposto, quella sul rapporto mente-corpo di Cartesio spiega la teoria criticata.

Altri errori di categoria

Ryle porta altri esempi. Un bambino assiste alla sfilata di una divisione militare: vede passare battaglioni, batterie, squadroni, e poi chiede quando arriverà la divisione. Un turista guarda una partita di cricket, impara i ruoli del lanciatore, del battitore, dei difensori, e poi domanda chi sia incaricato dello spirito di squadra. Lo spirito di squadra non è un altro compito accanto a quelli del gioco: è il modo in cui i compiti vengono svolti.

Allo stesso modo, dire che una persona è intelligente non significa dire che, oltre a fare certe cose, compie anche delle operazioni mentali nascoste. Significa che fa quelle cose in un certo modo: con attenzione, con prontezza, correggendo gli errori, adattandosi alle circostanze.

Sapere come e sapere che

Una delle distinzioni più fortunate di Ryle è quella tra “sapere che” e “sapere come”. Sapere che Roma è la capitale d’Italia significa possedere un’informazione. Sapere come si nuota, come si fa una battuta di spirito, come si gioca a scacchi è qualcosa di diverso. La dottrina ufficiale tende a ridurre il secondo al primo: chi agisce intelligentemente prima considererebbe mentalmente delle regole, e poi le applicherebbe.

Ryle mostra che questa spiegazione porta a un regresso all’infinito. Se ogni azione intelligente richiedesse un’operazione mentale precedente, quella stessa operazione, per essere intelligente, richiederebbe un’altra operazione ancora prima, e così via. Un cuoco esperto non consulta mentalmente una ricetta prima di ogni gesto. Il suo saper fare è nel modo stesso in cui cucina.

Disposizioni

Per spiegare i termini mentali Ryle usa spesso il concetto di disposizione. Dire che un vetro è fragile non significa dire che in questo momento sta accadendo qualcosa nel vetro. Significa che, se venisse colpito, andrebbe in pezzi. Allo stesso modo, molte parole che usiamo per la mente, come “credere”, “sapere”, “essere vanitoso”, indicano tendenze a comportarsi in certi modi in certe circostanze, non eventi interiori nascosti.

Per questa ragione Ryle è stato spesso considerato un comportamentista. Lui rifiutava l’etichetta. Non voleva negare l’esistenza dei pensieri, dei sentimenti, della riflessione silenziosa: voleva chiarire la logica dei concetti con cui ne parliamo. Il suo lavoro ha molto in comune con quello del secondo Wittgenstein, che negli stessi anni, a Cambridge, conduceva un’indagine per molti versi parallela.