Filosofi

Francesco Bacone

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Francesco Bacone, Francis Bacon in inglese, morì nel 1626 dopo aver preso freddo durante un esperimento. Secondo il racconto di John Aubrey, viaggiando in carrozza sotto la neve, gli venne in mente di verificare se il freddo potesse conservare la carne. Si fermò, comprò una gallina, la fece uccidere e la riempì di neve con le proprie mani. Si ammalò poco dopo. Che sia andata proprio così o no, la scena è perfetta per un uomo che aveva passato la vita a dire che la conoscenza nasce dall’osservazione, non dai libri.

Il cancelliere caduto

Nato a Londra nel 1561, figlio di un alto funzionario della regina Elisabetta, Bacone studia a Cambridge e si dedica alla legge e alla politica. La carriera è lenta sotto Elisabetta, rapida sotto Giacomo I: procuratore generale nel 1613, Lord Cancelliere nel 1618, barone di Verulamio e poi visconte di St Albans.

Nel 1621 crolla tutto. Il Parlamento lo accusa di aver accettato doni da persone coinvolte in cause che doveva giudicare. Bacone ammette, pur sostenendo che i doni non avevano influenzato le sue sentenze. Viene condannato a una forte multa, a un breve periodo nella Torre di Londra e all’esclusione dalle cariche pubbliche. Gli ultimi anni li dedica soltanto agli studi.

Un nuovo strumento

Il progetto di Bacone era immenso: una “grande instaurazione” di tutto il sapere umano. Ne scrisse soltanto alcune parti. La più importante è il Novum Organum (1620), il “nuovo strumento”. Il titolo è polemico: l’Organon era l’insieme delle opere logiche di Aristotele, su cui si basava l’insegnamento universitario. Per Bacone quella logica serviva a vincere le dispute, non a scoprire le leggi della natura.

Il punto di partenza è che sapere e potere coincidono. Non si può comandare la natura se non obbedendole, scrive nel primo libro: bisogna conoscere le cause per produrre gli effetti. La conoscenza non è contemplazione, è uno strumento per migliorare la condizione umana.

Gli idoli

Prima di costruire, bisogna sgombrare il terreno. La mente umana è piena di “idoli”, false immagini che deformano la conoscenza. Bacone ne distingue quattro tipi. Gli idoli della tribù sono comuni a tutta la specie: per esempio, tendiamo a notare i casi che confermano ciò che crediamo e a dimenticare quelli che lo smentiscono. Gli idoli della spelonca sono individuali, dovuti al carattere e all’educazione di ciascuno. Gli idoli del foro nascono dal linguaggio, quando usiamo parole che non corrispondono a nulla o che confondono cose diverse. Gli idoli del teatro, infine, vengono dai sistemi filosofici, che sono come favole messe in scena.

L’idea che la mente tenda a cercare conferme piuttosto che smentite è stata ripresa, in termini diversi, dalla psicologia contemporanea. Bacone porta l’esempio di un uomo a cui, in un tempio, mostrano le tavolette votive di chi si era salvato da un naufragio dopo aver pregato. E dove sono, chiede, i ritratti di quelli che hanno pregato e sono annegati?

Formiche, ragni, api

Per spiegare il suo metodo Bacone usa un’immagine diventata famosa. Gli empiristi sono come le formiche: accumulano e consumano. I razionalisti sono come i ragni: tessono tele ricavandole da sé stessi. L’ape sta nel mezzo: raccoglie il materiale dai fiori, ma poi lo trasforma con un’attività propria. Così deve fare il vero filosofo.

Il metodo concreto è un’induzione per esclusione. Per studiare la natura del calore, per esempio, si compilano tavole: una dei casi in cui il calore è presente, come i raggi del sole o il fuoco; una dei casi simili in cui è assente, come i raggi della luna; una dei casi in cui varia di grado. Confrontandole si escludono le ipotesi sbagliate. La conclusione provvisoria di Bacone, curiosamente vicina alla fisica successiva, è che il calore sia una forma di movimento. Il problema di giustificare l’induzione stessa rimarrà aperto, e lo porrà con forza Hume: la pagina sul problema dell’induzione lo spiega.

La Nuova Atlantide

Bacone lasciò incompiuto anche un breve racconto utopico, la Nuova Atlantide, pubblicato dopo la sua morte. Dei navigatori approdano su un’isola sconosciuta, Bensalem, governata con saggezza grazie alla Casa di Salomone, una sorta di istituto di ricerca dove si studia la natura con esperimenti collettivi. Alcuni fondatori della Royal Society, nata a Londra nel 1660, guardavano a Bacone come a un modello. Il confronto con Galileo, suo contemporaneo, è interessante: Bacone insiste sull’esperienza ma sottovaluta la matematica, che per Galileo è la lingua stessa della natura. E l’eredità empirista passerà a Locke.