Denis Diderot ha passato vent’anni a dirigere l’opera collettiva più ambiziosa del suo secolo, e quasi nessuno dei suoi libri migliori fu pubblicato mentre era vivo. È uno dei paradossi di questo filosofo di Langres, figlio di un coltellinaio, che parlava con tutti, discuteva di tutto e lasciava i suoi manoscritti nei cassetti, convinto che il pubblico del suo tempo non fosse pronto. Aveva ragione, almeno in parte.
Dalla bottega a Vincennes
Nasce nel 1713 a Langres, nella Champagne. Studia dai gesuiti e per un periodo sembra destinato al sacerdozio. Poi va a Parigi, si laurea alla facoltà delle arti e per una decina d’anni vive alla giornata: traduzioni, lezioni private, debiti. Sposa contro il parere del padre una ragazza povera, Antoinette Champion.
Nel 1746 pubblica anonimi i Pensieri filosofici, ancora di impronta deista, che il Parlamento di Parigi condanna al rogo. Nel 1749 esce la Lettera sui ciechi ad uso di quelli che vedono. Diderot si chiede come pensi, come immagini il mondo e Dio, una persona cieca dalla nascita. Mette in scena il matematico inglese Nicholas Saunderson, cieco, che sul letto di morte rifiuta l’argomento dell’ordine del mondo: voi vedete un ordine meraviglioso, ma io, che non vedo, che cosa dovrei dire? L’ordine potrebbe essere solo il risultato provvisorio di innumerevoli combinazioni, molte delle quali fallite. Per queste pagine Diderot viene arrestato e rinchiuso per alcuni mesi nel castello di Vincennes. È lì che lo andrà a trovare Rousseau, nel giorno della sua famosa “illuminazione”.
L’Enciclopedia
Tutto era cominciato da un lavoro su commissione. Nel 1745 il libraio Le Breton voleva pubblicare in francese la Cyclopaedia inglese di Chambers. Diderot, insieme al matematico d’Alembert, trasforma il progetto in qualcosa di completamente diverso: un Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. Il primo volume esce nel 1751.
La novità non è solo l’ampiezza. È il posto che l’opera dà alle “arti meccaniche”, cioè ai mestieri. Diderot visita le botteghe, interroga gli artigiani, fa disegnare le macchine con precisione. Le tavole illustrate, undici volumi, mostrano come si fabbrica uno spillo, come si stampa un libro, come funziona un telaio. Per la prima volta il sapere tecnico viene trattato con la stessa dignità della teologia o della filosofia.
Nella voce “Enciclopedia” Diderot spiega lo scopo: riunire le conoscenze sparse sulla superficie della terra, esporne il sistema generale agli uomini con cui viviamo e trasmetterlo a quelli che verranno dopo, affinché i nostri discendenti, diventando più istruiti, diventino anche più virtuosi e più felici.
Censure e sotterfugi
L’opera ebbe una storia tormentata. Nel 1759 il privilegio di stampa fu revocato e il papa la condannò. D’Alembert si era già ritirato. Diderot continuò, quasi da solo, a lavorare clandestinamente. Nel 1764 scoprì con rabbia che l’editore Le Breton, per paura, aveva tagliato di nascosto passaggi delle bozze dopo la sua revisione. L’opera fu completata nel 1772: diciassette volumi di testo e undici di tavole. Tra i collaboratori, anche Voltaire e Rousseau.
Una materia che sente
In privato Diderot sviluppa un materialismo audace. Nel Sogno di d’Alembert, scritto nel 1769 e pubblicato soltanto nel 1830, il matematico, nel delirio di un sogno, parla della sensibilità come proprietà generale della materia. Una pietra ha una sensibilità inerte; un animale una sensibilità attiva. Il passaggio dall’una all’altra avviene per organizzazione, come quando mangiamo e trasformiamo il cibo in carne che sente. L’essere vivente viene paragonato a uno sciame d’api: tante parti che, unite, formano un unico animale. Il pensiero non ha bisogno di un’anima immateriale.
Romanzi, dialoghi, teatro
Diderot è anche un grande scrittore. Il nipote di Rameau è un dialogo tra un filosofo e un parassita geniale e cinico, nipote del celebre compositore. Il manoscritto fu tradotto in tedesco da Goethe nel 1805 prima ancora di uscire in francese, e Hegel lo cita nella Fenomenologia dello spirito come figura della coscienza lacerata. Jacques il fatalista gioca con il lettore interrompendo continuamente la storia. Il Paradosso sull’attore sostiene che il grande attore non prova le emozioni che rappresenta, ma le imita a sangue freddo.
Negli anni Sessanta, in difficoltà economiche, Diderot vende la sua biblioteca a Caterina II di Russia, che gliela lascia in uso e lo nomina suo bibliotecario con uno stipendio. Nel 1773 va a San Pietroburgo a ringraziarla e discute a lungo con lei di riforme. Muore a Parigi nel 1784.