Charles Darwin non era un filosofo, e non avrebbe voluto essere chiamato così. Era un naturalista paziente, che passò otto anni a studiare i cirripedi, piccoli crostacei marini, prima di pubblicare la sua teoria. Eppure pochi libri hanno cambiato tanto la filosofia quanto L’origine delle specie. Dopo il 1859 non si poteva più parlare allo stesso modo di finalità nella natura, di essenze immutabili, del posto dell’uomo nel mondo.
Un giovane senza vocazione
Darwin nasce nel 1809 a Shrewsbury, in Inghilterra, figlio di un medico benestante e nipote di Erasmus Darwin, medico e poeta che aveva già speculato sull’evoluzione. Il padre lo manda a studiare medicina a Edimburgo. Darwin assiste a due operazioni chirurgiche, eseguite senza anestesia, una delle quali su un bambino, e scappa dalla sala. Non ci tornerà più. Il padre allora lo indirizza a Cambridge, per diventare pastore anglicano.
A Cambridge Darwin colleziona coleotteri con passione e frequenta il botanico John Henslow. E legge con ammirazione la Teologia naturale di William Paley, con il suo argomento dell’orologiaio: come un orologio trovato per terra rivela un orologiaio, così la perfezione degli organismi rivela un progettista divino. Molti anni dopo, nella sua autobiografia, scriverà che l’antico argomento del disegno nella natura, come lo esponeva Paley, era caduto dopo la scoperta della legge della selezione naturale. La pagina sull’orologiaio di Paley spiega l’argomento.
Il viaggio del Beagle
Nel 1831, grazie a Henslow, Darwin ottiene un posto come naturalista a bordo del Beagle, una nave della marina britannica incaricata di rilevare le coste del Sud America. Il viaggio, previsto per due anni, ne dura cinque. Darwin raccoglie fossili in Patagonia, osserva un terremoto in Cile, studia le barriere coralline. Legge i Principi di geologia di Charles Lyell, che spiegano la forma della Terra con processi lenti, ancora attivi, accumulati in tempi lunghissimi.
Alle isole Galápagos nota che i tordi beffeggiatori, e più tardi i fringuelli, sono leggermente diversi da un’isola all’altra. Il vicegovernatore gli dice che sa riconoscere da quale isola viene una tartaruga guardando il carapace. Darwin capirà il significato di questi dettagli solo dopo il ritorno.
L’idea e il lungo silenzio
Nel settembre 1838 Darwin legge, “per svago”, come dirà, il Saggio sul principio di popolazione di Malthus. Malthus sosteneva che la popolazione tende a crescere più rapidamente dei mezzi di sussistenza, e che quindi la lotta per le risorse è inevitabile. Darwin capisce che in questa lotta le variazioni favorevoli tenderanno a conservarsi, quelle sfavorevoli a scomparire. È la selezione naturale.
Ma non pubblica. Scrive degli abbozzi, nel 1842 e nel 1844, raccoglie prove per vent’anni, consapevole delle reazioni che la teoria provocherà. Nel 1858 riceve una lettera da un giovane naturalista che lavora nell’arcipelago malese, Alfred Russel Wallace. Contiene, quasi identica, la sua stessa teoria. Gli amici di Darwin organizzano una presentazione congiunta dei due lavori alla Linnean Society di Londra. L’anno dopo, il 24 novembre 1859, esce L’origine delle specie.
Che cosa cambia per la filosofia
La fine del progetto
La prima conseguenza riguarda la teleologia. Da Aristotele in poi, gran parte della filosofia aveva spiegato le strutture viventi in base al loro scopo: l’occhio è fatto per vedere. Darwin offre un meccanismo in cui l’adattamento si spiega senza un progettista. L’occhio non è stato fatto per vedere; occhi via via più efficienti hanno avuto più probabilità di essere trasmessi. Il problema era ben noto a Darwin stesso, che dedicò all’occhio una discussione specifica.
Le specie senza essenza
La seconda riguarda le specie. Per la tradizione logica che risale a Porfirio, le specie erano definite da un’essenza fissa, da genere e differenza. Per Darwin le specie sono popolazioni variabili, con confini sfumati, che si trasformano nel tempo. Le differenze tra individui non sono imperfezioni rispetto a un tipo ideale: sono il materiale stesso dell’evoluzione.
Il male nella natura
La terza è teologica. In una lettera al botanico americano Asa Gray, nel 1860, Darwin scrive di non riuscire a persuadersi che un Dio benefico e onnipotente abbia creato di proposito gli icneumonidi, insetti le cui larve si nutrono all’interno del corpo vivo dei bruchi. È una nuova forma dell’antico problema del male, discusso nella pagina sull’enigma dell’epicureo. Darwin finì per definirsi agnostico.
L’uomo
Nell’Origine Darwin aveva parlato pochissimo dell’uomo, limitandosi a dire che “si farà luce sull’origine dell’uomo e sulla sua storia”. Lo fa nel 1871, con L’origine dell’uomo, e l’anno dopo con L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, in cui mostra le continuità tra le espressioni umane e quelle animali. Muore nel 1882 nella sua casa di Down, nel Kent, ed è sepolto nell’abbazia di Westminster, a pochi passi da Newton.