Grammatica latina › Congiuntivo e imperativo
In italiano il congiuntivo esprime soprattutto dubbio o desiderio, e spesso lo si evita. In latino è il modo normale di quasi tutte le subordinate, e il suo tempo non lo decide chi scrive: lo decide una regola, la consecutio temporum. Imparate bene le forme e quella regola, e metà della sintassi del periodo sarà fatta.
Le forme
Il presente ha -e- nella prima coniugazione e -a- in tutte le altre. È una sorta di scambio: amo fa amem, moneo fa moneam.
| I | II | III | III in -io | IV | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1ª sing. | amem | moneam | legam | capiam | audiam |
| 2ª sing. | ames | moneas | legas | capias | audias |
| 3ª sing. | amet | moneat | legat | capiat | audiat |
| 1ª plur. | amemus | moneamus | legamus | capiamus | audiamus |
| 2ª plur. | ametis | moneatis | legatis | capiatis | audiatis |
| 3ª plur. | ament | moneant | legant | capiant | audiant |
Gli altri tempi si costruiscono in modo semplice:
- imperfetto: infinito presente + desinenze. amarem, monerem, legerem, caperem, audirem; anche essem, possem, vellem;
- perfetto: tema del perfetto + -erim. amaverim, legerim;
- piuccheperfetto: infinito perfetto + desinenze. amavissem, legissem.
Al passivo: amer, amarer; nei tempi composti amatus sim, amatus essem.
Due impieghi diversi
Il congiuntivo compare in due situazioni. Nelle frasi indipendenti ha un valore suo: invito, desiderio, dubbio, possibilità (eamus, «andiamo»; utinam veniat, «magari venga»). Questi usi sono raccolti nella lezione sui congiuntivi indipendenti. Nelle subordinate è spesso solo il segno della dipendenza, e il suo tempo segue la regola che vediamo ora.
La consecutio temporum
Nelle subordinate al congiuntivo il tempo dipende da due fattori: il tempo della reggente e il rapporto cronologico con essa.
| Reggente | Contemporaneità | Anteriorità | Posteriorità |
|---|---|---|---|
| Tempo principale (presente, futuro) | cong. presente | cong. perfetto | part. futuro + sim |
| Tempo storico (imperfetto, perfetto, piuccheperfetto) | cong. imperfetto | cong. piuccheperfetto | part. futuro + essem |
Nescio quid facias / feceris / facturus sis. «Non so che cosa fai / hai fatto / farai».
Nesciebam quid faceres / fecisses / facturus esses. «Non sapevo che cosa facevi / avevi fatto / avresti fatto».
Le finali e le completive volitive, che guardano a un’azione futura, usano solo la colonna della contemporaneità.
Le principali subordinate
Qui ne trovate un primo orientamento; la trattazione completa è nelle lezioni sulle proposizioni completive e sulle proposizioni circostanziali.
Finali: ut / ne
Indicano lo scopo. Ut per l’affermativa, ne per la negativa; congiuntivo presente o imperfetto. Edimus ut vivamus, «mangiamo per vivere». Davanti a un comparativo si trova quo: quo facilius, «perché (sia) più facilmente». Il fine si esprime anche con il participio futuro, con ad + gerundivo o con il supino (vedi la lezione su gerundio e gerundivo).
Consecutive: ut / ut non
Indicano la conseguenza e di solito sono annunciate da un correlativo nella reggente: tam, ita, sic, adeo, tantus, talis, tot. La negazione è ut non, mai ne. Tanta erat tempestas ut naves solvere non possent, «la tempesta era così forte che le navi non potevano salpare».
Completive volitive e con i verbi di timore
Dopo i verbi che esprimono una volontà (impero, rogo, oro, hortor, persuadeo nel senso di «convincere a») si usa ut/ne + congiuntivo: Te rogo ut venias, «ti prego di venire». Con i verbi di timore la logica sembra capovolta: timeo ne significa «temo che», timeo ut (o ne non) «temo che non». Si capisce pensandoli come desideri: timeo ne veniat è «temo; che non venga!».
Cum narrativo
Nei racconti al passato cum + congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto presenta lo sfondo dell’azione principale, con una sfumatura tra il temporale e il causale. Si traduce con «mentre», «dopo che», «poiché» o con il gerundio: Cum Caesar in Gallia esset, legati ad eum venerunt, «mentre Cesare era in Gallia, vennero da lui degli ambasciatori»; Cum hostes vidisset, signum dedit, «avendo visto i nemici, diede il segnale».
Interrogative indirette
Una domanda che dipende da un verbo (chiedere, sapere, dire) va al congiuntivo, secondo la consecutio. È introdotta da un pronome o avverbio interrogativo (quis, cur, ubi, quomodo), da num o -ne («se»), da utrum… an («se… o»). Quaero cur id feceris, «chiedo perché tu l’abbia fatto».
Esempi tradotti
Frasi costruite a scopo didattico:
- Consul milites hortatus est ut fortiter pugnarent. «Il console esortò i soldati a combattere con valore».
- Portas clauserunt ne hostes in urbem irrumperent. «Chiusero le porte perché i nemici non irrompessero nella città».
- Adeo fessi erant ut dormirent in via. «Erano così stanchi che dormivano per strada».
- Cum nuntius advenisset, omnes tacuerunt. «Quando arrivò il messaggero, tutti tacquero».
Errori frequenti
- Tradurre ogni ut con «affinché». Prima cercate un correlativo (tam, ita…): se c’è, è una consecutiva. Con l’indicativo, ut vuol dire «come» o «quando».
- Rendere il congiuntivo latino sempre con il congiuntivo italiano. Cum venisset diventa «essendo venuto» o «quando venne»; una consecutiva vuole l’indicativo.
- Usare ne per una consecutiva negativa. È ut non.
- Tradurre timeo ne con «temo che non». Il senso è l’opposto.
Esercizi
Prima le forme dei quattro tempi, poi la consecutio. Dove si chiede di completare, il verbo italiano tra parentesi indica il rapporto di tempo.
- Presente. Scrivi la 1ª persona singolare e la 3ª plurale del congiuntivo presente di amo, moneo, lego, audio.
- Imperfetto. Scrivi la 1ª persona singolare del congiuntivo imperfetto di amo, lego, audio, sum, possum.
- Perfetto e piuccheperfetto. Scrivi la 1ª persona singolare del congiuntivo perfetto e piuccheperfetto di laudo, lego, sum.
- Riconoscimento. Indica tempo, persona e numero: ametis, legeret, audivissent, sint, amer. Che differenza c’è tra amat e amet?
- Consecutio. Completa con il verbo facio: Nescio quid ___ («fai»); Nescio quid ___ («hai fatto»); Nesciebam quid ___ («avevi fatto»); Nesciebam quid ___ («avresti fatto»).
- Volitive e finali. Completa con venio: Rogo te ut ___; Rogavi te ut ___. Perché qui non si usa mai il perfetto?
- Traduzione dal latino. Quaero ubi sit pater. / Milites hortatus est ut castra munirent. / Nescimus quid facturi sint.
- Traduzione in latino. «Ti prego di venire» / «Chiusero le porte perché i nemici non entrassero» / «Non so dove tu sia stato».
Soluzioni
- amem, ament; moneam, moneant; legam, legant; audiam, audiant.
- amarem, legerem, audirem, essem, possem.
- laudaverim, laudavissem; legerim, legissem; fuerim, fuissem.
- ametis 2ª plur. presente; legeret 3ª sing. imperfetto; audivissent 3ª plur. piuccheperfetto; sint 3ª plur. presente di sum; amer 1ª sing. presente passivo. Amat è indicativo, amet congiuntivo: nella prima coniugazione il congiuntivo ha la -e-.
- facias; feceris; fecisses; facturus esses.
- venias; venires. Volitive e finali indicano un’azione voluta, quindi successiva: usano solo la contemporaneità (presente o imperfetto).
- «Chiedo dove sia mio padre». / «Esortò i soldati a fortificare l’accampamento». / «Non sappiamo che cosa faranno».
- Te rogo ut venias. / Portas clauserunt ne hostes intrarent. / Nescio ubi fueris.