Le proposizioni completive

Le proposizioni completive latine: volitive con ut/ne, dopo i verbi di timore, dichiarative con quod, ut/ut non con accidit e fit, quin e quominus, interrogative indirette, con schema riassuntivo ed esempi tradotti.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20264 min di lettura

Grammatica latina › Sintassi del periodo

Le completive fanno da soggetto o da complemento oggetto del verbo reggente: completano un verbo che da solo resterebbe sospeso. «Ti chiedo…» che cosa? «…di venire». In latino la completiva più frequente è l’infinitiva, che ha una lezione a sé. Qui vediamo le altre, quasi tutte al congiuntivo e quindi soggette alla consecutio temporum.

Lo schema

Dopo verbi che significanoCostruzioneNegazione
volere, chiedere, esortare, ordinare, ottenereut + congiuntivone
temerene («che») / ut, ne non («che non»)—
accadere, succedere (accidit, fit, evenit)ut + congiuntivout non
impedire, opporsi (impedio, prohibeo, obsto)ne / quominus; quin o quominus se la reggente è negativa—
dubitare, in frase negativa (non dubito)quin + congiuntivo—
fatti da commentare o spiegarequod + indicativonon
domandare, sapere, dire (domanda dipendente)interrogativo + congiuntivonon

Volitive: ut / ne

Esprimono che cosa si vuole che accada. Dopo rogo, oro, peto, hortor, moneo, impero, persuadeo («convinco a»), curo, efficio: Helvetiis persuasit ut exirent, «convinse gli Elvezi a partire». Il tempo segue la sola colonna della contemporaneità. Iubeo e veto fanno eccezione e vogliono l’infinitiva: iussit milites proficisci.

Dopo i verbi di timore

Timeo, metuo, vereor, periculum est reggono ne quando si teme che una cosa accada, ut o ne non quando si teme che non accada. Vereor ne hostes veniant, «temo che i nemici vengano»; vereor ut amici veniant, «temo che gli amici non vengano». Il trucco è leggere la completiva come un augurio rovesciato: temo, e spero che non vengano.

Con i verbi di accadimento

Accidit, fit, evenit, contingit e le espressioni come mos est, restat, sequitur reggono una completiva con ut, negativa ut non, come una consecutiva. Il tempo segue la consecutio. Accidit ut esset luna plena, «capitò che ci fosse la luna piena» (Cesare, De bello Gallico IV, 29).

Quin e quominus

Non dubito quin significa «non dubito che»: Non dubito quin verum dicas, «non dubito che tu dica il vero». Dopo i verbi di impedimento si usa ne o quominus con la reggente positiva, quin o quominus con la reggente negativa: Nihil obstat quominus proficiscamur, «niente impedisce che partiamo». Anche facere non possum quin («non posso fare a meno di») vuole quin.

Dichiarative con quod

Quod + indicativo introduce un fatto reale che viene spiegato, lodato o rimproverato: «il fatto che». Si trova con i verbi di sentimento (gaudeo, doleo), con bene facis, accedit, e dopo un dimostrativo che lo anticipa: Hoc uno praestamus feris, quod loquimur, «per questa sola cosa siamo superiori agli animali, per il fatto che parliamo» (frase costruita sul modello di Cicerone, De oratore I, 32).

Interrogative indirette

Una domanda che dipende da un verbo va al congiuntivo secondo la consecutio, con gli stessi interrogativi della domanda diretta. Per la domanda «sì/no» si usano num o -ne («se»), per la disgiuntiva utrum… an o -ne… an («se… o»); «o no» è necne. Rogavit num venissem, «chiese se fossi venuto». Per la posteriorità serve la perifrastica attiva: nescio quid facturus sis, «non so che cosa farai».

Esempi tradotti

Frasi costruite a scopo didattico:

  1. Mater filium monuit ne nocte per silvam iret. «La madre avvertì il figlio di non andare di notte attraverso il bosco».
  2. Timebant ne urbs ab hostibus caperetur. «Temevano che la città fosse presa dai nemici».
  3. Fieri potest ut erres. «Può darsi che tu sbagli».
  4. Quaesivit utrum pax an bellum esset. «Chiese se ci fosse pace o guerra».

Errori frequenti

  • Tradurre l’ut volitivo con «affinché». Dopo rogo o hortor la resa naturale è l’infinito: «ti prego di venire».
  • Invertire il senso dopo timeo. Timeo ne = «temo che»; timeo ut = «temo che non».
  • Tradurre num con «forse che». In una interrogativa indiretta significa semplicemente «se».

Esercizi

Prima di tradurre una completiva conviene guardare il verbo reggente: è lui a decidere la costruzione.

  1. Quale costruzione? Indica come si costruiscono le completive dopo: rogo; timeo; accidit; non dubito; impedio; iubeo.
  2. Volitive. Completa con ut o ne: Te oro ___ maneas; Milites monuit ___ castris exirent («di non uscire»).
  3. Verbi di timore. Traduci: Timeo ne pluat. / Timeo ut amicus veniat. / Verebantur ne hostes urbem caperent.
  4. Quin e quominus. Traduci: Non dubito quin verum dicas. / Nihil obstat quominus proficiscamur. / Facere non possum quin rideam.
  5. Dichiarative con quod. Traduci: Gaudeo quod venisti. / Bene facis quod me mones.
  6. Interrogative indirette. Volgi in interrogativa indiretta dopo Quaero e poi dopo Quaesivi: Quid facis? / Ubi fuisti?
  7. Traduzione dal latino. Accidit ut esset luna plena (Cesare, De bello Gallico IV, 29). / Rogavit num domi essem. / Fieri non potest ut id ignores.
  8. Traduzione in latino. «Ti esorto a studiare» (hortor, studeo) / «Temevano che il nemico arrivasse» / «Non so se verrà».
Soluzioni
  1. rogo: ut/ne + congiuntivo; timeo: ne («che») e ut o ne non («che non»); accidit: ut/ut non + congiuntivo; non dubito: quin + congiuntivo; impedio: ne o quominus (quin o quominus se negativo); iubeo: infinitiva.
  2. ut; ne.
  3. «Temo che piova». / «Temo che l’amico non venga». / «Temevano che i nemici prendessero la città».
  4. «Non dubito che tu dica il vero». / «Niente impedisce che partiamo». / «Non posso fare a meno di ridere».
  5. «Sono contento che tu sia venuto» (o «del fatto che sei venuto»). / «Fai bene ad avvertirmi».
  6. Quaero quid facias, quaero ubi fueris; quaesivi quid faceres, quaesivi ubi fuisses.
  7. «Capitò che ci fosse la luna piena». / «Chiese se fossi a casa». / «Non è possibile che tu non lo sappia».
  8. Te hortor ut studeas. / Timebant ne hostis adveniret. / Nescio num venturus sit.