Grammatica latina › Congiuntivo e imperativo
Il congiuntivo latino non vive solo nelle subordinate. Anche da solo, in una frase principale, esprime un atteggiamento di chi parla: un invito, un desiderio, un dubbio, un’ipotesi. Ogni sfumatura ha i suoi tempi e la sua negazione, e conviene tenerle distinte. Così, per esempio, non si traduce un augurio come se fosse un’affermazione.
Il quadro d’insieme
| Tipo | Che cosa esprime | Tempi | Negazione | Esempio |
|---|---|---|---|---|
| Esortativo | invito rivolto a «noi» | presente, 1ª plur. | ne | eamus, «andiamo» |
| Iussivo | ordine alla 3ª persona | presente | ne | veniat, «venga» |
| Proibitivo | divieto alla 2ª persona | perfetto | ne | ne feceris, «non farlo» |
| Desiderativo | augurio, desiderio | presente / perfetto; imperfetto / piuccheperfetto | ne | utinam veniat, «magari venga» |
| Dubitativo | domanda incerta | presente / imperfetto | non | quid faciam?, «che devo fare?» |
| Potenziale | possibilità | presente / perfetto; imperfetto per il passato | non | dixerit aliquis, «qualcuno potrebbe dire» |
| Concessivo | «ammettiamo pure» | presente / perfetto | ne | sit ita, «sia pure così» |
Una regola pratica: i congiuntivi che esprimono una volontà (esortativo, iussivo, proibitivo, desiderativo, concessivo) negano con ne. Quelli che esprimono un giudizio sulla realtà (dubitativo, potenziale) negano con non.
Esortativo e iussivo
L’esortativo è il «facciamo!»: Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, «Viviamo, mia Lesbia, e amiamo» (Catullo, 5, 1). Il iussivo dà un ordine a una terza persona, quindi in modo indiretto. In italiano si rende con «che» + congiuntivo oppure con «deve»: Caveant consules, «i consoli stiano in guardia».
Il divieto
Per vietare qualcosa a «tu» o «voi» il latino non usa l’imperativo negativo. Ha due possibilità: noli/nolite + infinito (noli timere, «non temere»), più frequente, oppure ne + congiuntivo perfetto (ne timueris). Il perfetto qui non ha valore di passato: è solo la forma del divieto.
Desiderativo
Il desiderio è introdotto di solito da utinam (negativo utinam ne), e il tempo dice se il desiderio è ancora realizzabile:
| Tempo | Valore | Esempio | Traduzione |
|---|---|---|---|
| presente | realizzabile nel presente o futuro | utinam veniat! | magari venga! |
| perfetto | realizzabile nel passato (non si sa ancora) | utinam venerit! | magari sia venuto! |
| imperfetto | irrealizzabile nel presente | utinam adesset! | se solo fosse qui! |
| piuccheperfetto | irrealizzabile nel passato | utinam adfuisset! | se solo fosse stato qui! |
Dubitativo
Domande che chi parla rivolge a sé stesso, senza aspettarsi risposta. Il presente vale per il presente, l’imperfetto per il passato: quid faciam?, «che cosa devo fare?»; quid facerem?, «che cosa avrei dovuto fare?». È frequente nei monologhi delle commedie e nelle orazioni.
Potenziale
Presenta un fatto come possibile. Presente e perfetto, senza differenza di significato, valgono per il presente: dicat o dixerit aliquis, «qualcuno potrebbe dire». L’imperfetto, quasi sempre alla seconda persona generica, vale per il passato: crederes victos, «li avresti creduti vinti». È un’espressione che gli storici usano spesso per coinvolgere il lettore.
Concessivo
Concede qualcosa per poi obiettare: Sit fur, at certe non est homicida, «ammettiamo pure che sia un ladro, ma certo non è un assassino». La seconda parte è spesso introdotta da at, tamen o certe.
Esempi tradotti
Frasi costruite a scopo didattico, tranne quella di Catullo citata sopra:
- Pugnemus fortiter pro patria! «Combattiamo con coraggio per la patria!»
- Ne desperaveris: auxilium veniet. «Non disperare: l’aiuto arriverà».
- Utinam ne hoc bellum gessissemus! «Se solo non avessimo fatto questa guerra!»
- Quo me vertam? «Dove devo rivolgermi?»
Errori comuni
- Tradurre ne feceris come un passato. È un divieto: «non fare».
- Rendere il desiderativo all’imperfetto come realizzabile. Utinam viveret significa «magari fosse vivo», e implica che non lo è.
- Confondere esortativo e indicativo. Amamus è «amiamo» (constatazione), amemus «amiamo!» (invito). Nella prima coniugazione la differenza sta tutta nella vocale.
Il congiuntivo nelle subordinate e le regole dei tempi sono nella lezione sul congiuntivo; l’imperativo nella lezione successiva.
Esercizi
Riconoscere il tipo di congiuntivo è il passo decisivo: la traduzione cambia completamente dall’uno all’altro.
- Che congiuntivo è? Eamus! / Ne timueris. / Utinam adsit! / Quid faciam? / Dicat aliquis. / Sit ita. / Veniant.
- La negazione. Ne o non? Esortativo, dubitativo, desiderativo, potenziale, proibitivo.
- Desideri. Traduci e indica se il desiderio è realizzabile: utinam veniat; utinam venerit; utinam adesset; utinam adfuisset.
- Il divieto. Scrivi in due modi «non temere» e «non fate questo».
- Indicativo o congiuntivo? Traduci e distingui: amamus / amemus; legimus / legamus.
- Potenziale. Traduci dixerit aliquis e crederes victos.
- Traduzione dal latino. Gaudeamus igitur! / Quid dicam? / Utinam ne id fecissem! / Caveant consules.
- Traduzione in latino. «Andiamo a casa!» / «Magari fossi ricco!» / «Che cosa avrei dovuto fare?»
Soluzioni
- Esortativo; proibitivo; desiderativo; dubitativo; potenziale; concessivo; iussivo.
- Ne: esortativo, desiderativo (utinam ne), proibitivo. Non: dubitativo, potenziale.
- «Magari venga!» (realizzabile); «magari sia venuto!» (realizzabile, nel passato); «se solo fosse qui!» (irrealizzabile nel presente); «se solo fosse stato qui!» (irrealizzabile nel passato).
- Noli timere / ne timueris; nolite hoc facere / ne hoc feceritis.
- amamus «amiamo» (indicativo), amemus «amiamo!» (esortativo); legimus «leggiamo», legamus «leggiamo!».
- «Qualcuno potrebbe dire»; «li avresti creduti vinti».
- «Rallegriamoci dunque!» / «Che cosa devo dire?» / «Se solo non l’avessi fatto!» / «I consoli stiano in guardia».
- Domum eamus! / Utinam dives essem! / Quid facerem?