I congiuntivi indipendenti

Il congiuntivo nelle proposizioni indipendenti in latino: esortativo, iussivo, proibitivo, desiderativo con utinam, dubitativo, potenziale, concessivo e irreale, con tempi, negazioni e traduzioni.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Grammatica latina › Congiuntivo e imperativo

Il congiuntivo latino non vive solo nelle subordinate. Anche da solo, in una frase principale, esprime un atteggiamento di chi parla: un invito, un desiderio, un dubbio, un’ipotesi. Ogni sfumatura ha i suoi tempi e la sua negazione, e conviene tenerle distinte. Così, per esempio, non si traduce un augurio come se fosse un’affermazione.

Il quadro d’insieme

TipoChe cosa esprimeTempiNegazioneEsempio
Esortativoinvito rivolto a «noi»presente, 1ª plur.neeamus, «andiamo»
Iussivoordine alla 3ª personapresenteneveniat, «venga»
Proibitivodivieto alla 2ª personaperfettonene feceris, «non farlo»
Desiderativoaugurio, desideriopresente / perfetto; imperfetto / piuccheperfettoneutinam veniat, «magari venga»
Dubitativodomanda incertapresente / imperfettononquid faciam?, «che devo fare?»
Potenzialepossibilitàpresente / perfetto; imperfetto per il passatonondixerit aliquis, «qualcuno potrebbe dire»
Concessivo«ammettiamo pure»presente / perfettonesit ita, «sia pure così»

Una regola pratica: i congiuntivi che esprimono una volontà (esortativo, iussivo, proibitivo, desiderativo, concessivo) negano con ne. Quelli che esprimono un giudizio sulla realtà (dubitativo, potenziale) negano con non.

Esortativo e iussivo

L’esortativo è il «facciamo!»: Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, «Viviamo, mia Lesbia, e amiamo» (Catullo, 5, 1). Il iussivo dà un ordine a una terza persona, quindi in modo indiretto. In italiano si rende con «che» + congiuntivo oppure con «deve»: Caveant consules, «i consoli stiano in guardia».

Il divieto

Per vietare qualcosa a «tu» o «voi» il latino non usa l’imperativo negativo. Ha due possibilità: noli/nolite + infinito (noli timere, «non temere»), più frequente, oppure ne + congiuntivo perfetto (ne timueris). Il perfetto qui non ha valore di passato: è solo la forma del divieto.

Desiderativo

Il desiderio è introdotto di solito da utinam (negativo utinam ne), e il tempo dice se il desiderio è ancora realizzabile:

TempoValoreEsempioTraduzione
presenterealizzabile nel presente o futuroutinam veniat!magari venga!
perfettorealizzabile nel passato (non si sa ancora)utinam venerit!magari sia venuto!
imperfettoirrealizzabile nel presenteutinam adesset!se solo fosse qui!
piuccheperfettoirrealizzabile nel passatoutinam adfuisset!se solo fosse stato qui!

Dubitativo

Domande che chi parla rivolge a sé stesso, senza aspettarsi risposta. Il presente vale per il presente, l’imperfetto per il passato: quid faciam?, «che cosa devo fare?»; quid facerem?, «che cosa avrei dovuto fare?». È frequente nei monologhi delle commedie e nelle orazioni.

Potenziale

Presenta un fatto come possibile. Presente e perfetto, senza differenza di significato, valgono per il presente: dicat o dixerit aliquis, «qualcuno potrebbe dire». L’imperfetto, quasi sempre alla seconda persona generica, vale per il passato: crederes victos, «li avresti creduti vinti». È un’espressione che gli storici usano spesso per coinvolgere il lettore.

Concessivo

Concede qualcosa per poi obiettare: Sit fur, at certe non est homicida, «ammettiamo pure che sia un ladro, ma certo non è un assassino». La seconda parte è spesso introdotta da at, tamen o certe.

Esempi tradotti

Frasi costruite a scopo didattico, tranne quella di Catullo citata sopra:

  1. Pugnemus fortiter pro patria! «Combattiamo con coraggio per la patria!»
  2. Ne desperaveris: auxilium veniet. «Non disperare: l’aiuto arriverà».
  3. Utinam ne hoc bellum gessissemus! «Se solo non avessimo fatto questa guerra!»
  4. Quo me vertam? «Dove devo rivolgermi?»

Errori comuni

  • Tradurre ne feceris come un passato. È un divieto: «non fare».
  • Rendere il desiderativo all’imperfetto come realizzabile. Utinam viveret significa «magari fosse vivo», e implica che non lo è.
  • Confondere esortativo e indicativo. Amamus è «amiamo» (constatazione), amemus «amiamo!» (invito). Nella prima coniugazione la differenza sta tutta nella vocale.

Il congiuntivo nelle subordinate e le regole dei tempi sono nella lezione sul congiuntivo; l’imperativo nella lezione successiva.

Esercizi

Riconoscere il tipo di congiuntivo è il passo decisivo: la traduzione cambia completamente dall’uno all’altro.

  1. Che congiuntivo è? Eamus! / Ne timueris. / Utinam adsit! / Quid faciam? / Dicat aliquis. / Sit ita. / Veniant.
  2. La negazione. Ne o non? Esortativo, dubitativo, desiderativo, potenziale, proibitivo.
  3. Desideri. Traduci e indica se il desiderio è realizzabile: utinam veniat; utinam venerit; utinam adesset; utinam adfuisset.
  4. Il divieto. Scrivi in due modi «non temere» e «non fate questo».
  5. Indicativo o congiuntivo? Traduci e distingui: amamus / amemus; legimus / legamus.
  6. Potenziale. Traduci dixerit aliquis e crederes victos.
  7. Traduzione dal latino. Gaudeamus igitur! / Quid dicam? / Utinam ne id fecissem! / Caveant consules.
  8. Traduzione in latino. «Andiamo a casa!» / «Magari fossi ricco!» / «Che cosa avrei dovuto fare?»
Soluzioni
  1. Esortativo; proibitivo; desiderativo; dubitativo; potenziale; concessivo; iussivo.
  2. Ne: esortativo, desiderativo (utinam ne), proibitivo. Non: dubitativo, potenziale.
  3. «Magari venga!» (realizzabile); «magari sia venuto!» (realizzabile, nel passato); «se solo fosse qui!» (irrealizzabile nel presente); «se solo fosse stato qui!» (irrealizzabile nel passato).
  4. Noli timere / ne timueris; nolite hoc facere / ne hoc feceritis.
  5. amamus «amiamo» (indicativo), amemus «amiamo!» (esortativo); legimus «leggiamo», legamus «leggiamo!».
  6. «Qualcuno potrebbe dire»; «li avresti creduti vinti».
  7. «Rallegriamoci dunque!» / «Che cosa devo dire?» / «Se solo non l’avessi fatto!» / «I consoli stiano in guardia».
  8. Domum eamus! / Utinam dives essem! / Quid facerem?