Filosofi

Erasmo da Rotterdam

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Erasmo da Rotterdam fu il primo intellettuale europeo a vivere, in un certo senso, dei propri libri. Grazie alla stampa, i suoi testi correvano da Basilea a Londra, da Lovanio a Venezia, e lui li correggeva, li ampliava, li ripubblicava. Re e papi gli scrivevano. Eppure non accettò mai di legarsi del tutto a nessuno: né alla Chiesa di Roma, che pure non abbandonò, né alla Riforma di Lutero, che in un primo momento sembrava dargli ragione.

Un figlio illegittimo che diventa un’autorità

Nasce a Rotterdam, tra il 1466 e il 1469; la data non è certa. Era figlio illegittimo di un sacerdote, una condizione che pesò su di lui per tutta la vita. Rimasto orfano, entra tra i canonici agostiniani di Steyn e viene ordinato prete nel 1492. La vita del convento non fa per lui. Ottiene il permesso di uscire come segretario di un vescovo, poi va a studiare a Parigi.

Il viaggio decisivo è quello in Inghilterra, nel 1499. Conosce Thomas More, che diventerà un amico per la vita, e John Colet, che lo spinge a dedicarsi allo studio diretto della Bibbia. Da allora Erasmo si dedica al greco, che impara da adulto, con fatica e con passione.

Gli Adagia e l’Elogio della follia

Nel 1500 pubblica a Parigi una raccolta di proverbi latini e greci con un breve commento: gli Adagia. Nelle edizioni successive diventano migliaia, e alcuni commenti si trasformano in veri saggi. Uno dei più noti è Dulce bellum inexpertis, “la guerra è dolce a chi non la conosce”, una lunga riflessione contro la guerra. Molte espressioni che usiamo ancora oggi sono arrivate nelle lingue europee passando da qui.

Nel 1509, tornando dall’Italia, Erasmo concepisce un libro scherzoso che scrive in pochi giorni, ospite di More a Londra. Il titolo greco-latino, Moriae encomium, contiene un gioco di parole: moría in greco è la follia, ma suona come il nome dell’amico. A parlare è la Follia in persona, che fa il proprio elogio. Senza di lei, sostiene, nessuno si sposerebbe, nessuno avrebbe figli, nessuno sopporterebbe la vita. Poi, pian piano, la satira cambia bersaglio: teologi che discutono di questioni inutili, monaci ignoranti, papi guerrieri. E nel finale la follia diventa un’altra cosa, la “follia della croce” di cui parla san Paolo: la fede che agli occhi del mondo sembra stoltezza.

La filosofia di Cristo

Erasmo chiama il suo ideale philosophia Christi. Il cristianesimo, pensa, non è un sistema di dispute scolastiche, ma un modo di vivere, accessibile a tutti attraverso la lettura del Vangelo. Lo scrive nell’Enchiridion militis christiani, il “manuale del soldato cristiano” (1503), e lo realizza nel 1516 con l’edizione a stampa del Nuovo Testamento greco, accompagnato da una sua traduzione latina e da note. Era la prima volta che il testo greco veniva pubblicato a stampa e messo in commercio. Lutero lo userà per la sua traduzione tedesca.

Erasmo non vedeva contraddizione tra questo cristianesimo e la sapienza antica. In uno dei suoi Colloquia, un personaggio, dopo aver letto le ultime parole di Socrate, confessa di trattenersi a fatica dal dire “san Socrate, prega per noi”. Curò anche importanti edizioni di autori classici e cristiani, da Seneca ad Agostino.

Il principe e la pace

Nello stesso 1516 pubblica l’Educazione del principe cristiano, dedicata al giovane Carlo d’Asburgo, il futuro Carlo V. Il contrasto con il Principe di Machiavelli, scritto pochi anni prima ma non ancora pubblicato, è istruttivo. Erasmo chiede al sovrano di essere prima di tutto buono, di evitare la guerra quasi a ogni costo, di considerarsi al servizio del popolo. L’anno dopo esce il Lamento della pace, in cui è la Pace stessa a protestare di essere cacciata da ogni luogo.

Lo scontro con Lutero

All’inizio molti pensarono che Erasmo e Lutero fossero alleati: entrambi criticavano gli abusi della Chiesa. Si diceva che Erasmo avesse deposto l’uovo e Lutero lo avesse covato. Ma Erasmo non voleva una rottura. Nel 1524, sollecitato da più parti, pubblica il Libero arbitrio, in cui difende la capacità dell’uomo di cooperare alla propria salvezza. Lutero risponde l’anno dopo con il Servo arbitrio, durissimo. Erasmo morì a Basilea nel 1536, rispettato e sospettato da entrambe le parti, come capita spesso a chi rifiuta di scegliere tra due estremi.