Grammatica greca base

Casi e costruzioni sintattiche

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

I casi nella frase, le preposizioni con le loro reggenze e l’accusativo con l’infinito.

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Obiettivo. Il caso dice il ruolo di una parola nella frase. Qui vediamo come leggerlo, quali casi reggono le preposizioni e come funziona l’accusativo con l’infinito nel discorso indiretto, dove i tempi greci non corrispondono uno a uno a quelli italiani.

I casi: funzione e contesto

Il nominativo indica normalmente il soggetto; l’accusativo, spesso, il complemento oggetto. Il genitivo può esprimere appartenenza, provenienza o specificazione; il dativo può indicare destinatario, vantaggio, mezzo o circostanza. Sono orientamenti, non traduzioni fisse: il verbo, la preposizione e il contesto determinano la relazione precisa. Il greco antico conserva inoltre usi ereditati e convenzioni proprie, perciò è meglio identificare prima la costruzione e solo dopo scegliere la resa italiana. La grammatica di Smyth presenta i valori fondamentali dei casi e la loro sovrapposizione storica.

Preposizioni e reggenze

Una preposizione regge uno o più casi, e il caso contribuisce a precisare il rapporto espresso. Per esempio, ἐν regge il dativo con valore tipicamente locativo (“in”), mentre εἰς regge l’accusativo e indica spesso moto verso (“verso, in”). ἀπό regge il genitivo e segnala spesso allontanamento o provenienza (“da”). Non estendere questi esempi a ogni preposizione: alcune ammettono casi diversi con significati differenti; anche quelle a caso unico possono avere sfumature determinate dal contesto.

Accusativo con infinito nel discorso indiretto

Dopo verbi di pensiero, percezione o dichiarazione che ammettono questa costruzione, il contenuto riferito può essere espresso da un infinito. Il soggetto dell’infinito, se distinto da quello del verbo reggente, è normalmente in accusativo: è il soggetto accusativo. Se i due soggetti coincidono, il soggetto dell’infinito può essere sottinteso; in alcune costruzioni può comparire al nominativo. Un altro accusativo può essere complemento oggetto dell’infinito: distingui i ruoli dalla sintassi e dal significato. Dickinson College Commentaries illustra il soggetto accusativo e i casi in cui il soggetto coincide.

L’infinito non ha persona né modo finito; il suo tempo esprime soprattutto aspetto e, nel discorso indiretto, di norma anche una relazione temporale rispetto al verbo reggente: il presente tende alla contemporaneità, l’aoristo presenta l’azione globalmente e normalmente segnala anteriorità, il futuro posteriorità. La traduzione italiana dipende dal contesto: non si traduca automaticamente l’aoristo con un infinito passato né con un semplice “venire”. Il corso Ancient Greek for Everyone tratta questa costruzione e distingue l’infinito dal verbo finito.

Esempi

  1. ἐν τῇ οἰκίᾳ — “nella casa”. Frammento costruito per illustrare la reggenza: οἰκίᾳ è dativo singolare femminile, retto da ἐν.
  2. εἰς τὴν πόλιν — “verso la città / in città (moto a luogo)”. Frammento costruito: πόλιν è accusativo singolare, retto da εἰς.
  3. ἀπὸ τῆς πόλεως — “dalla città”. Frammento costruito: πόλεως è genitivo singolare, retto da ἀπό.
  4. νομίζω τὸν φίλον ἐλθεῖν. — “Ritengo che l’amico sia venuto / fosse venuto”. νομίζω è indicativo presente, prima persona singolare (“ritengo”); τὸν φίλον è accusativo singolare, soggetto dell’infinito; ἐλθεῖν è infinito aoristo attivo di ἔρχομαι. L’aoristo presenta l’arrivo come evento nel suo insieme e, qui, normalmente lo colloca prima del “ritenere”: la resa esatta dipende dal contesto.

Esercizi

  1. Identifica caso e funzione di τῷ φίλῳ in δίδωμι τῷ φίλῳ τὸ βιβλίον.
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τῷ φίλῳ è dativo singolare (“all’amico”): indica il destinatario di “do”.

  1. Quale caso regge εἰς nell’espressione εἰς τὴν οἰκίαν? Quale rapporto suggerisce?
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τὴν οἰκίαν è accusativo singolare; εἰς indica qui moto verso la casa / ingresso nella casa.

  1. Analizza νομίζω τὸν φίλον ἐλθεῖν: qual è il soggetto dell’infinito e quale rapporto temporale esprime normalmente l’aoristo?
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τὸν φίλον, accusativo singolare, è il soggetto di ἐλθεῖν. L’infinito aoristo presenta l’azione globalmente e nel discorso indiretto normalmente la situa prima del verbo reggente: “ritengo che l’amico sia venuto/fosse venuto”, secondo il contesto.

Da ricordare

Un caso non ha una traduzione fissa: va letto dentro la costruzione. Le reggenze delle preposizioni vanno imparate a memoria, una per una. Nell’accusativo con l’infinito, trova prima quale accusativo è il soggetto; poi guarda l’infinito, il suo aspetto e il suo rapporto di tempo con il verbo reggente.

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