Opere filosofiche

Boezio — Consolazione della filosofia

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

La traduzione di Varchi

Su Wikisource c’è Della consolazione della filosofia nella versione di Benedetto Varchi, del 1551, ristampata nel 1832. Tutti e cinque i libri, riletti e controllati.

Una visita in prigione

Boezio era stato uno degli uomini più potenti della corte di Teodorico, re degli Ostrogoti in Italia. Accusato di tradimento, finisce in carcere e viene giustiziato, probabilmente nel 524 o nel 525. Mentre aspetta la sentenza scrive questo libro.

La scena iniziale è teatrale. Boezio si lamenta in versi, circondato dalle Muse della poesia. Entra una donna dall’età indefinibile, con una veste strappata in più punti. È la Filosofia. Vede le Muse e le caccia con parole durissime: non curano il malato, lo abituano alla malattia. Poi si siede accanto al prigioniero e comincia a interrogarlo.

L’opera è un prosimetro: prosa e poesia si alternano, e le parti in versi danno respiro agli argomenti. Nel secondo libro la Filosofia fa parlare la Fortuna, che gira la sua ruota e ricorda di non aver mai promesso nulla: ricchezze e onori erano prestiti. La felicità vera va cercata altrove, nel bene stesso.

Se Dio sa già tutto

Il problema più difficile arriva nell’ultimo libro. Se Dio conosce in anticipo ciò che farò, come posso essere libero? La risposta della Filosofia è che Dio non “prevede”: vive in un eterno presente e vede tutto in un solo sguardo, come noi vediamo un uomo che cammina senza per questo costringerlo a camminare. Colpisce, in un autore cristiano, che Cristo non venga mai nominato. Su questo silenzio gli studiosi si interrogano da secoli.

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