Opere filosofiche

Aristotele — Politica

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20261 min di lettura

Dove leggere la Politica

In italiano c’è una traduzione antica ma completa, quella di Bernardo Segni (XVI secolo), che Wikisource riprende dall’edizione Sonzogno del 1905 col vecchio titolo di Trattato dei governi: Trattato dei governi (Politica). La lingua è cinquecentesca, quindi un po’ di pazienza. Per il greco si parte dal catalogo Scaife/Perseus.

Un animale fatto per la città

All’inizio del primo libro c’è la frase che tutti ricordano: l’uomo è per natura un animale politico. Aristotele la argomenta così. Le api e gli altri animali che vivono in gruppo hanno la voce, che serve a segnalare piacere e dolore. Solo l’uomo ha il logos, la parola, con cui si discute di utile e dannoso, di giusto e ingiusto. Chi vive fuori dalla città, aggiunge, o è una bestia o è un dio.

Il percorso parte dalla famiglia e dal villaggio e arriva alla polis. Qui c’è anche la pagina più imbarazzante per un lettore di oggi: la difesa della schiavitù “per natura”. Va letta, non saltata, perché mostra fin dove arrivava il pensiero di un greco del IV secolo e dove si fermava.

Nel secondo libro Aristotele critica la Repubblica del suo maestro: mettere in comune beni e figli non crea più affetto, lo annacqua. Poi la classificazione delle costituzioni: governo di uno, di pochi, di molti. Ognuna ha una forma retta, che guarda al bene comune, e una deviata, che guarda all’interesse di chi comanda: monarchia e tirannide, aristocrazia e oligarchia, “politia” e democrazia. Nel quarto libro un consiglio di sapore molto pratico: le città più stabili sono quelle con un ceto medio ampio. Gli ultimi libri parlano dell’educazione dei giovani. La Etica Nicomachea si chiudeva proprio annunciando questa ricerca.

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