Aoristo e perfetto: formazione, aspetto e qualche consiglio per tradurli.
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Obiettivo. Aoristo e perfetto: come si riconoscono dalla forma e che cosa dicono sull’azione. Vedrai anche perché non esiste una traduzione italiana valida per tutti i casi.
Due prospettive sull’azione
L’aoristo presenta l’azione nel suo insieme, senza metterne in primo piano lo svolgimento o il risultato. È detto perfettivo. Nell’indicativo, l’aumento e le desinenze secondarie lo collocano normalmente nel passato; negli altri modi, invece, l’aoristo non indica di per sé un tempo passato, ma soprattutto l’aspetto. Perciò «azione puntuale» o «una sola volta» possono essere parafrasi utili in certi contesti, non regole universali: l’aoristo può riferirsi anche a un fatto durativo considerato globalmente. La distinzione fra aoristo e imperfetto è principalmente aspettuale. Si vedano la lezione sull’aoristo e il percorso Classical Greek Online della University of Texas, che presenta il sistema aoristico in più lezioni.
Il perfetto presenta invece un’azione compiuta con rilievo per la condizione che ne consegue o per la sua attualità. In molti contesti si traduce con «ho…» o «è…», ma la resa dipende dal verbo e dal contesto: non è automaticamente un passato prossimo italiano. Nel perfetto attivo è comune la reduplicazione (spesso consonante iniziale + ε) e, in molti verbi, il suffisso -κ-. Per la formazione del sistema e i suoi paradigmi, vedi The Perfect System.
Forme da riconoscere
L’aoristo primo attivo spesso presenta -σα-; il secondo usa un tema diverso senza quel marcatore e può avere desinenze tematiche. L’indicativo aoristo ha normalmente aumento, ma non tutti gli aoristi sono sigmatici e alcuni temi sono irregolari: conviene imparare la forma aoristica tra i temi principali del verbo.
Il perfetto attivo di λύω è λέλυκα, con desinenze caratteristiche come -α, -ας, -ε(ν), -αμεν, -ατε, -ασι(ν). La reduplicazione e il suffisso possono subire cambiamenti fonetici; non si deve quindi cercare sempre una sequenza identica. Esistono inoltre perfetti medi-passivi, privi del -κ- caratteristico di molte forme attive, e verbi con forme particolari.
Esempi
- ἔλυσα — «sciolsi / ho sciolto». Indicativo aoristo attivo, 1ª singolare di λύω: l’azione è presentata globalmente; la traduzione dipende dal contesto.
- ἔλαβον — «presi». Indicativo aoristo attivo, 1ª singolare di λαμβάνω: aoristo secondo, riconoscibile dal tema λαβ- e dalla desinenza tematica. La forma può anche essere 3ª plurale («presero»): decide il contesto.
- λέλυκα — «ho sciolto; ho liberato». Indicativo perfetto attivo, 1ª singolare di λύω: reduplicazione λε- e suffisso -κ-. Può mettere in rilievo il risultato, per esempio che qualcosa è ora sciolto.
- γέγραφα — «ho scritto». Indicativo perfetto attivo, 1ª singolare di γράφω; perfetto con reduplicazione e senza -κ- visibile. Esempio costruito per illustrare la forma: la traduzione concreta varia con il contesto.
Esercizi
- Classifica ἔλυσα e λέλυκα: tempo, modo, voce e persona/numero.
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ἔλυσα: aoristo primo, indicativo attivo, 1ª singolare. λέλυκα: perfetto, indicativo attivo, 1ª singolare.
- Qual è la differenza aspettuale più importante fra le due forme dell’esercizio 1?
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L’aoristo considera l’azione nel suo insieme; il perfetto presenta l’azione come compiuta, spesso con attenzione al risultato o allo stato pertinente. La sfumatura precisa dipende dal contesto.
- Analizza ἔλαβον e spiega perché la persona non è determinabile dalla forma isolata.
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È indicativo aoristo secondo attivo di λαμβάνω. Può essere 1ª singolare («presi») oppure 3ª plurale («presero»); il contesto identifica il soggetto.
Ricapitolando
L’aoristo guarda l’azione come un tutto, e all’indicativo di solito parla del passato. Il perfetto presenta un’azione compiuta il cui risultato spesso dura nel presente. Per riconoscerli guarda tema, aumento, raddoppiamento e desinenze; per tradurli, guarda il contesto.