Plotino nasce in Egitto nel 204 o 205 d.C. Lo sappiamo dal suo allievo Porfirio, che ne scrisse la vita e ne pubblicò gli scritti. La prima frase di quella biografia è rimasta celebre: Plotino sembrava vergognarsi di essere in un corpo. Non parlava mai dei suoi genitori né della sua patria, e non volle mai farsi ritrarre.
A ventotto anni, ad Alessandria, cerca un maestro e non ne trova uno che lo convinca. Poi ascolta Ammonio Sacca ed esclama, racconta Porfirio, che era proprio l’uomo che cercava. Resta con lui undici anni. Si unisce poi a una spedizione militare in Persia, sperando di conoscere la sapienza orientale; la spedizione fallisce. Dal 244 circa insegna a Roma, e tra i suoi ascoltatori ci sono senatori e medici. Chiede persino all’imperatore Gallieno di rifondare in Campania una città abbandonata da governare secondo le leggi di Platone. Non se ne fa nulla.
Dall’Uno all’anima, e ritorno
Plotino si considera un interprete di Platone, ma costruisce un sistema suo. All’origine di tutto c’è l’Uno, assolutamente semplice, al di là di ogni parola. Dall’Uno deriva l’Intelletto, che pensa le Idee; dall’Intelletto l’Anima, che anima il mondo sensibile. L’Uno non crea con un atto di volontà: tutto ne procede come la luce dal sole, senza che il sole perda nulla.
Il cammino dell’uomo è inverso: rientrare in sé, staccarsi dal sensibile, risalire fino all’unione con l’Uno. Porfirio dice che negli anni passati con lui il maestro la raggiunse quattro volte. I suoi cinquantaquattro trattati, ordinati da Porfirio in sei gruppi di nove, sono le Enneadi. Morto nel 270 in Campania, Plotino influenzò profondamente il pensiero cristiano, a partire da Agostino.
Fonti per approfondire: Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Plotinus”; Internet Encyclopedia of Philosophy, “Plotinus”; Stanford Encyclopedia of Philosophy, “Plotinus” (archivio).