Grammatica latina

L’infinito e la proposizione infinitiva

L'infinito latino e la proposizione infinitiva: forme attive e passive in tre tempi, accusativo più infinito, tempi relativi, costruzione personale di videor e dicor, cenni al discorso indiretto.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20264 min di lettura

Grammatica latina › Infinito, gerundio e gerundivo

«Dico che tu vieni»: l’italiano usa una congiunzione, il latino no. Dice dico te venire, alla lettera «dico te venire». La proposizione infinitiva è probabilmente il costrutto più frequente della prosa latina dopo il participio. Riconoscerla è facile. Il difficile è tradurla bene, perché bisogna decidere il tempo italiano.

Le forme dell’infinito

AttivoPassivo
Presenteamare, monere, legere, capere, audireamari, moneri, legi, capi, audiri
Perfettoamavisse, monuisse, legisse, cepisse, audivisseamatum, -am, -um esse; lectum esse…
Futuroamaturum, -am, -um esse; lecturum esse…amatum iri; lectum iri (invariabile)

Il perfetto attivo si forma dal tema del perfetto + -isse. Le forme composte contengono un participio, che concorda con il soggetto dell’infinitiva: dicit puellas laudatas esse, «dice che le ragazze sono state lodate». Il futuro passivo in -um iri, formato con il supino, non cambia mai ed è raro. Nei deponenti la forma è passiva ma il significato attivo: hortari («esortare»), hortatum esse («aver esortato»), hortaturum esse («stare per esortare»).

Infinito semplice

L’infinito può fare da soggetto (errare humanum est, «sbagliare è umano», proverbio di età tarda) o da complemento dei verbi servili: possum, volo, debeo, soleo, incipio, cupio. Legere soleo, «sono solito leggere».

La proposizione infinitiva

La regola: il soggetto va in accusativo, il verbo all’infinito. La reggono:

  • i verbi che significano dire, pensare, sapere, percepire: dico, nego, puto, credo, scio, video, audio, sentio;
  • i verbi di sentimento: gaudeo, doleo, miror;
  • le espressioni impersonali: constat («è noto»), apparet, necesse est, oportet, fama est.

Il pronome che rimanda al soggetto della reggente è il riflessivo se: Caesar dicit se venturum esse, «Cesare dice che (lui stesso) verrà». Con eum si parlerebbe di un’altra persona.

Il tempo è relativo

L’infinito non indica il tempo in assoluto, ma il rapporto con il verbo che lo regge. Il presente indica contemporaneità, il perfetto anteriorità, il futuro posteriorità. Il tempo italiano dipende quindi anche dal tempo della reggente:

LatinoRapportoItaliano
Dico te venirecontemporaneitàDico che vieni
Dico te venisseanterioritàDico che sei venuto
Dico te venturum esseposterioritàDico che verrai
Dixi te venirecontemporaneitàDissi che venivi
Dixi te venisseanterioritàDissi che eri venuto
Dixi te venturum esseposterioritàDissi che saresti venuto

Il passaggio più delicato è l’ultimo: dopo un verbo al passato, il futuro latino diventa in italiano un condizionale passato.

Quando ci sono due accusativi

Se il verbo dell’infinitiva è transitivo, gli accusativi sono due: soggetto e oggetto. Di solito il soggetto viene prima, ma a volte non c’è modo di saperlo. L’esempio classico è un responso che Ennio attribuisce all’oracolo di Apollo, citato da Cicerone (De divinatione II, 116): Aio te, Aeacida, Romanos vincere posse. Si può capire «dico che tu puoi vincere i Romani» oppure «che i Romani possono vincere te». Pirro scelse la lettura sbagliata. Nelle versioni l’ambiguità si scioglie quasi sempre con il contesto.

Costruzione personale: videor, dicor, traditur

Con videor («sembro») il latino preferisce la costruzione personale: il soggetto dell’infinito diventa soggetto di videor. Tu videris esse felix si traduce «sembra che tu sia felice», o anche «tu sembri felice». Lo stesso vale per i passivi di dico, trado, puto, iubeo, veto: Homerus caecus fuisse dicitur, «si dice che Omero fosse cieco». In italiano conviene quasi sempre tornare alla costruzione impersonale.

Un cenno al discorso indiretto

Quando uno storico riferisce un discorso senza citarlo alla lettera, le proposizioni principali diventano infinitive e le subordinate passano al congiuntivo. I pronomi di prima persona diventano riflessivi (ego → se, meus → suus):

diretto: «Ego veniam, quod amicus meus me vocat.»
indiretto: Dixit se venturum esse, quod amicus suus se vocaret.
«Disse che sarebbe venuto, perché il suo amico lo chiamava». (esempio costruito)

Le regole complete, con i cambi di pronomi, avverbi e tempi, sono nella lezione su discorso diretto e indiretto.

Errori tipici

  • Tradurre l’accusativo soggetto come oggetto della reggente. In scio te venisse, te non è «so te»: è il soggetto di venisse.
  • Applicare all’infinito il tempo assoluto. Dixit eum venire non è «disse che viene», ma «disse che veniva».
  • Dimenticare la concordanza del participio negli infiniti composti, utile anche per individuare il soggetto: in dicit urbem captam esse, captam concorda con urbem.

Esercizi

Due abilità da allenare: riconoscere l’infinito con il suo soggetto in accusativo e dare il tempo giusto in italiano.

  1. Le forme. Scrivi gli infiniti di laudo: presente attivo e passivo, perfetto attivo e passivo, futuro attivo e passivo.
  2. Riconoscimento. Che forma è? legi (due possibilità), audivisse, captum esse, moniturum esse, amari.
  3. Il tempo relativo. Traduci: Dico te errare / erravisse / erraturum esse. Poi: Dixit hostes venire / venisse / venturos esse.
  4. Se o eum? Traduci e spiega: Marcus dicit se aegrum esse. / Marcus dicit eum aegrum esse.
  5. Concordanza. Completa con il participio giusto: Puto puellam ___ esse (venturus); Audio hostes ___ esse (victus); Scio urbem ___ esse (captus).
  6. Costruzione personale. Traduci: Tu videris esse felix. / Homerus caecus fuisse dicitur. / Consul profecturus esse dicebatur.
  7. Traduzione dal latino. Constat Romam a Romulo conditam esse. / Caesar sperabat se hostes victurum esse. / Necesse est nos laborare.
  8. Traduzione in latino. «So che tu dici il vero» / «Dissero che i nemici erano fuggiti» / «Credo che il re verrà».
Soluzioni
  1. laudare, laudari; laudavisse, laudatum, -am, -um esse; laudaturum, -am, -um esse, laudatum iri.
  2. legi: perfetto indicativo 1ª sing. («lessi») o infinito presente passivo («essere letto»); audivisse perfetto attivo; captum esse perfetto passivo; moniturum esse futuro attivo; amari presente passivo.
  3. «Dico che sbagli / che hai sbagliato / che sbaglierai». «Disse che i nemici venivano / erano venuti / sarebbero venuti».
  4. «Marco dice di essere malato» (se = Marco stesso). «Marco dice che lui è malato» (eum = un’altra persona).
  5. venturam; victos; captam.
  6. «Sembra che tu sia felice» (o «sembri felice»). / «Si dice che Omero fosse cieco». / «Si diceva che il console sarebbe partito».
  7. «È noto che Roma fu fondata da Romolo». / «Cesare sperava di vincere i nemici». / «È necessario che lavoriamo».
  8. Scio te verum dicere. / Dixerunt hostes fugisse. / Credo regem venturum esse.