Discorso diretto e indiretto

Discorso diretto e indiretto in latino (oratio recta e obliqua): come cambiano modi, tempi, pronomi e avverbi, le domande e gli ordini nel discorso indiretto, con un esempio trasformato passo per passo.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20263 min di lettura

Grammatica latina › Periodo ipotetico e discorso indiretto

Gli storici latini, Cesare e Livio in testa, amano riferire i discorsi dei personaggi in forma indiretta. Pagine intere di De bello Gallico sono in oratio obliqua: nessuna virgoletta, tutto dipende da un dixit o respondit espresso all’inizio, o anche solo sottinteso. Per tradurle servono poche regole. Bisogna sapere che cosa succede ai modi, ai tempi e alle persone.

I modi

Nel discorso direttoNel discorso indiretto
principale enunciativa (indicativo)infinitiva (accusativo + infinito)
principale volitiva (imperativo, congiuntivo esortativo)congiuntivo, negazione ne
domanda realecongiuntivo
domanda retorica (che vale come un’affermazione)infinitiva
tutte le subordinatecongiuntivo, secondo la consecutio

Le subordinate restano all’indicativo solo quando contengono un’osservazione di chi scrive e non del personaggio.

I tempi

Gli infiniti seguono il rapporto cronologico (presente, perfetto, futuro), come in ogni infinitiva. I congiuntivi seguono la consecutio rispetto al verbo che introduce il discorso. Dato che di solito è un tempo storico (dixit, respondit), il discorso indiretto è pieno di congiuntivi imperfetti e piuccheperfetti. Anche le subordinate che nel diretto avevano il presente passano dunque all’imperfetto.

Pronomi, persone, avverbi

  • la prima persona (chi parla) diventa riflessivo: ego → se, nos → se, meus e noster → suus;
  • la seconda persona (chi ascolta) diventa ille o is: tu → ille, tuus → illius o eius;
  • hic diventa ille o is;
  • gli avverbi si spostano dal «qui e ora» al «là e allora»: nunc → tum, hodie → illo die, heri → pridie, cras → postridie, hic («qui») → ibi.

Un esempio passo per passo

Frase costruita a scopo didattico. Gli ambasciatori parlano al console:

diretto: «Nos pacem petimus. Tu, si nobis credis, obsides accipe: nam hodie arma tradere parati sumus.»
«Noi chiediamo la pace. Tu, se ci credi, accetta degli ostaggi: oggi infatti siamo pronti a consegnare le armi».

indiretto: Legati dixerunt se pacem petere; ille, si sibi crederet, obsides acciperet: nam illo die se arma tradere paratos esse.

Che cosa è cambiato: petimus, enunciativa, è diventato un’infinitiva (se pacem petere). L’imperativo accipe è passato al congiuntivo acciperet. La subordinata si credis è al congiuntivo imperfetto (si crederet) per la consecutio dopo dixerunt. Tu è diventato ille, nobis → sibi, hodie → illo die. Notate infine il plurale paratos: concorda con se, cioè con gli ambasciatori che parlano.

In italiano si può tradurre in forma indiretta («dissero che chiedevano la pace; che egli, se credeva loro, accettasse degli ostaggi…»). Quando il periodo si fa troppo pesante, si può anche tornare al discorso diretto tra virgolette. È una scelta legittima, purché si rispettino persone e tempi.

Esempi tradotti

Frasi costruite a scopo didattico:

  1. Respondit se id quod rogarent facturum esse. «Rispose che avrebbe fatto ciò che chiedevano».
  2. Imperator militibus dixit ne animos demitterent. «Il comandante disse ai soldati di non perdersi d’animo».
  3. Quaesivit cur ad se venissent. «Chiese perché fossero venuti da lui».

Errori frequenti

  • Riferire se e suus al soggetto grammaticale più vicino. Nel discorso indiretto rimandano a chi parla.
  • Tradurre come concessive o finali i congiuntivi indipendenti dell’obliqua. Un acciperet isolato riporta un ordine: «accettasse», «che accettasse».
  • Perdere il filo del soggetto. Prima di tradurre, segnate chi parla e a chi.

Esercizi

Esercizi di trasformazione, in un senso e nell’altro. Prima di cominciare, chiedetevi sempre chi parla e a chi.

  1. Le regole dei modi. Nel discorso indiretto che cosa diventano: un’enunciativa principale, un imperativo, una domanda reale, una subordinata?
  2. Pronomi. Trasforma per il discorso indiretto: ego, nos, meus, tu, tuus, hic.
  3. Avverbi. Trasforma: nunc, hodie, heri, cras, hic («qui»).
  4. Enunciative. Volgi in discorso indiretto dopo Dixit: «Hostes vicimus.» / «Cras proficiscar.»
  5. Ordini. Volgi in discorso indiretto dopo Imperavit: «Arma capite!» / «Ne timueritis!»
  6. Domande. Volgi in discorso indiretto dopo Quaesivit: «Cur venistis?»
  7. Traduzione dal latino. Respondit se id quod rogarent facturum esse. / Imperator militibus dixit ne animos demitterent. / Legati dixerunt se illo die domum redituros esse.
  8. Dal discorso indiretto al diretto. Riporta al discorso diretto: Dixit se aegrum esse neque venire posse.
Soluzioni
  1. L’enunciativa diventa un’infinitiva; l’imperativo diventa un congiuntivo (negazione ne); la domanda reale va al congiuntivo; la subordinata va al congiuntivo secondo la consecutio.
  2. se, se, suus, ille (o is), illius (o eius), ille (o is).
  3. tum, illo die, pridie, postridie, ibi.
  4. Dixit se hostes vicisse. / Dixit se postridie profecturum esse.
  5. Imperavit ut arma caperent. / Imperavit ne timerent.
  6. Quaesivit cur venissent.
  7. «Rispose che avrebbe fatto ciò che chiedevano». / «Il comandante disse ai soldati di non perdersi d’animo». / «Gli ambasciatori dissero che quel giorno sarebbero tornati a casa».
  8. «Aeger sum neque venire possum.» «Sono malato e non posso venire».