Grammatica latina

Parti del discorso, casi e funzioni

Le otto parti del discorso latine, tema e desinenza, genere e numero, i sei casi con le loro funzioni e un procedimento concreto per leggere una frase latina.

Aula del SapereAggiornato il 9 Ottobre 20265 min di lettura

Grammatica latina › Per cominciare

Chi arriva al latino dopo anni di grammatica italiana ha già in tasca quasi tutto quello che serve. Soggetto, complemento oggetto, complemento di termine: sono le stesse funzioni che si cercano nell’analisi logica. Cambia il modo di segnalarle. L’italiano usa l’ordine delle parole e le preposizioni; il latino affida il lavoro soprattutto alla parte finale della parola.

Otto parti del discorso, non nove

In italiano le parti del discorso sono nove. Il latino non ha l’articolo, perciò ne restano otto. Quattro sono variabili, cioè cambiano forma; quattro sono invariabili.

VariabiliInvariabili
nome (rosa, «rosa»)avverbio (saepe, «spesso»)
aggettivo (magnus, «grande»)preposizione (in, cum, ad)
pronome (ego, «io»)congiunzione (et, «e»; sed, «ma»)
verbo (laudat, «loda»)interiezione (heu, «ahimè»)

La mancanza dell’articolo spaventa meno di quanto sembri. Rosa può voler dire «la rosa», «una rosa» o semplicemente «rosa»: lo decide chi traduce, guardando il contesto.

Tema e desinenza

Una parola variabile si divide in due parti. Il tema resta fermo e porta il significato; la desinenza cambia e porta le informazioni grammaticali. In puell-a e puell-am il tema puell- dice «ragazza», mentre -a e -am dicono quale ruolo ha la ragazza nella frase.

L’insieme delle forme di una parola si chiama flessione. Per nomi, aggettivi e pronomi si parla di declinazione, per i verbi di coniugazione. I nomi latini si distribuiscono in cinque declinazioni, i verbi in quattro coniugazioni più un gruppo di irregolari.

Genere e numero

I generi sono tre: maschile, femminile e neutro. Il neutro, che l’italiano ha perso, indica in genere cose e concetti (templum, «tempio»; bellum, «guerra»), ma non va preso come una regola fissa. I numeri sono due, singolare e plurale, come in italiano.

Il genere non si indovina: si legge sul vocabolario. La voce nauta, -ae, m. ci avverte che «marinaio» è maschile anche se finisce in -a.

I sei casi e le loro funzioni

Ogni forma di un nome appartiene a un caso, e ogni caso corrisponde a una o più funzioni logiche. Ecco il quadro di base, con le forme di puella («ragazza»):

CasoFormaFunzione principaleIn italiano
Nominativopuellasoggetto, nome del predicatola ragazza (soggetto)
Genitivopuellaespecificazionedella ragazza
Dativopuellaetermine, vantaggioalla ragazza, per la ragazza
Accusativopuellamcomplemento oggetto; con preposizioni, moto a luogo e altrola ragazza (oggetto)
Vocativopuellachiamata, invocazioneo ragazza!
Ablativopuellāmezzo, causa, modo, compagnia, stato in luogo e molti altri complementicon / da / per mezzo della ragazza

L’ablativo è il caso più affollato: raccoglie complementi che in italiano si esprimono con preposizioni diverse. Spesso è accompagnato da una preposizione latina (cum puellā, «con la ragazza»; in silvā, «nel bosco»), a volte basta la desinenza (sagittā, «con una freccia»).

La lunghezza della a finale distingue nominativo e ablativo: puellă con vocale breve, puellā con vocale lunga. Sui testi scolastici il segno di lunga di solito non c’è, quindi il contesto resta decisivo.

Come si presenta una parola sul vocabolario

Per i nomi il dizionario dà il nominativo, la desinenza del genitivo e il genere: rosa, -ae, f.; dominus, -i, m.; rex, regis, m. Il genitivo è la chiave, perché indica la declinazione e mostra il tema. Per i verbi si trova il paradigma: laudo, -as, -avi, -atum, -are, cioè la prima persona del presente, la seconda, il perfetto, il supino e l’infinito.

Un consiglio pratico: imparate fin dall’inizio le parole con tutto il lemma. Ripetere solo «rex = re» sembra più veloce, ma quando in una versione troverete regibus vi servirà sapere che il tema è reg-.

Leggere una frase: un procedimento

Prendiamo una frase costruita apposta: Agricolae filiae rosas dant.

  1. Il verbo. Dant è terza persona plurale: «danno». Il soggetto, quindi, sarà plurale.
  2. Il soggetto. Serve un nominativo plurale. Agricolae può esserlo; filiae anche. Bisogna ragionare.
  3. L’oggetto. Rosas è accusativo plurale: «le rose».
  4. Le altre parole. Filiae può essere genitivo o dativo singolare, oppure nominativo plurale. La lettura più naturale è agricolae soggetto e filiae dativo: «I contadini danno le rose alla figlia». Si può leggere anche «le rose della figlia», ma il verbo «dare» chiede un destinatario.

L’ordine delle parole in latino è libero, anche se il verbo tende a stare in fondo. Nauta puellam videt e Puellam nauta videt significano entrambe «il marinaio vede la ragazza». Nella seconda puellam è messa in rilievo, ma resta l’oggetto, perché è all’accusativo. È la desinenza a decidere chi fa che cosa.

Gli errori più frequenti

  • Prendere come soggetto il primo nome della frase. In italiano funziona quasi sempre, in latino no. Prima si guarda la desinenza, poi la posizione.
  • Fermarsi alla prima interpretazione di una forma. -ae nella prima declinazione vale per quattro casi. Scrivete accanto alla parola tutte le possibilità e scartate quelle che non concordano col verbo.
  • Tradurre parola per parola nell’ordine latino. Prima si capisce la struttura, poi si scrive un italiano naturale.

Il passo successivo riguarda il suono delle parole: come si pronunciano e dove cade l’accento.

Esercizi

Esercizi brevi, da fare con la lezione aperta accanto. Le soluzioni sono in fondo, chiuse: provate prima da soli.

  1. Parti del discorso. Indica a quale parte del discorso appartiene ciascuna parola: rosa, amat, bene, et, in, bonus, ego, heu.
  2. Variabili o invariabili? Dividi in due gruppi: puella, saepe, video, sed, magnus, cum.
  3. Tema e desinenza. Separa la desinenza dal resto della parola: rosarum, dominos, laudat, amamus.
  4. Casi e funzioni. Abbina ogni caso alla sua funzione di base: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, ablativo / complemento oggetto, soggetto, specificazione, termine, invocazione, complementi indiretti (mezzo, causa, luogo…).
  5. Il vocabolario. Che cosa ti dicono queste due voci? puella, -ae, f. e laudo, -as, -avi, -atum, -are.
  6. Analisi. Nella frase Agricola rosam puellae dat indica soggetto, verbo, complemento oggetto e complemento di termine, poi traduci.
  7. L’ordine delle parole. Traduci Magistro discipuli librum dant. Perché la parola iniziale non è il soggetto?
  8. Ragionamento. Perché Puellam agricola amat e Agricola puellam amat hanno lo stesso significato?
Soluzioni
  1. rosa nome; amat verbo; bene avverbio; et congiunzione; in preposizione; bonus aggettivo; ego pronome; heu interiezione.
  2. Variabili: puella, video, magnus. Invariabili: saepe, sed, cum.
  3. ros-arum, domin-os, lauda-t, ama-mus.
  4. Nominativo: soggetto; genitivo: specificazione; dativo: termine; accusativo: complemento oggetto; vocativo: invocazione; ablativo: complementi indiretti.
  5. Puella: nominativo puella, genitivo puellae, femminile, quindi prima declinazione. Laudo: è il paradigma (presente, seconda persona, perfetto, supino, infinito); l’infinito in -are indica la prima coniugazione.
  6. Soggetto agricola (nominativo), verbo dat, oggetto rosam (accusativo), termine puellae (dativo). «L’agricoltore dà una rosa alla ragazza».
  7. «Gli allievi danno il libro al maestro». Magistro è un dativo: la funzione la decide la desinenza, non la posizione. Il soggetto è discipuli, nominativo plurale, d’accordo con dant.
  8. Perché le funzioni sono indicate dalle desinenze: -a di agricola (nominativo) e -am di puellam (accusativo) restano le stesse in qualsiasi ordine.